#Focus11, l’esperienza di Giovanni Infantino al servizio del San Giorgio

Mettere la propria esperienza a disposizione degli altri. Aiutare i più giovani a prendere maggior confidenza con il rettangolo verde. Leader indiscusso, dentro e fuori dal campo di gioco, attaccante sempre pronto a sacrificarsi per la propria squadra. Giovanni Infantino, punta di diamante del San Giorgio, si racconta a #Focus11.


Nome: Giovanni

Cognome: Infantino

Squadra: San Giorgio

Ruolo: attaccante


Sei arrivato in questa squadra due anni fa: pensi di essere entrato a far parte di un gruppo unito e competitivo ?

"Certo, ma non è sempre stato così. Il livello tecnico di questa società è aumentato gradualmente, grazie al lavoro dell’attuale dirigenza. Quando sono arrivato io, questa squadra non era attrezzata per lottare per le posizioni di vertice. Adesso invece, dispone di tutti i requisiti necessari per salire in Seconda categoria”.


Che tipo di attaccante ti definiresti: un autentico finalizzatore oppure uno di quelli che arretrano per aiutare la difesa ?

"Non mi definisco come un vero e proprio uomo d’area di rigore. Ho acquisito parecchia esperienza, dopotutto gioco a pallone da una vita. Ho militato anche in Serie D ed in Eccellenza, mentre a livello locale, ho vestito molte casacche di squadre lomelline. Quello che ho sempre fatto, a prescindere dalla maglia che indossavo, era mettere la mia esperienza a disposizione dei più giovani. Il mio obiettivo principale era quello di aiutare di volta in volta i miei compagni di squadra ogniqualvolta ne avevano bisogno. Se c’era da difendere arretravo. Se c’era da attaccare, attaccavo. Tutti per uno, uno per tutti: è questa la mia filosofia di gioco”.


È trascorso più di un anno ormai dall’inizio di questa emergenza sanitaria: come pensi che il calcio cambierà una volta che sarà finita?

“Penso che cambierà parecchio. Spero che si ripartirà da coloro che rappresentano il futuro di questo sport, ovvero i giovani. Le società professionistiche non investono più nei propri vivai da parecchi anni. Piuttosto che far crescere e dare fiducia ai propri settori giovanili, preferiscono puntare su ragazzi provenienti da campionati esteri. Chi ha talento difficilmente riuscirà ad emergere e farsi strada, se non verrà adottata una nuova politica in tal senso”.


Pensi sia la soluzione migliore tornare a giocare a settembre?

“Malgrado desideri tantissimo rivedere il mister ed i miei compagni di squadra dico che è meglio ripartire quando saremo sicuri che il virus non rappresenterà più una minaccia. Io al momento mi sto comunque allenando per mantenere il mio fisico in forma”.

Edoardo Varese