#Focus11: alla scoperta dei calciatori quando non possono giocare

Nuovo ospite e nuoco appuntamento con #Focus11, la rubrica del nostro giornale che prende in considerazione gli aspetti extracalcistici della vita degli atleti lomellini. Attaccante classe ’99, Gianluca Cannata si distingue in campo per la sua grande tenacia e, soprattutto, per i suoi gol. Di media poco meno di una rete a partita, numeri pesanti che hanno portato la Gravellonese a una tranquilla salvezza prima dello stop di un mese e mezzo fa. Nella vita, invece, dopo la qualifica presa in terza superiore, è ancora alla ricerca di un lavoro che lo possa soddisfare. Nome: Gianluca Cognome: Cannata Data di nascita: 27/08/1999 Squadra: Gravellonese Ruolo: Attaccante Le sue aspettative per questo campionato sono state rispettate? “Purtroppo non posso dare una risposta precisa per via dell’arresto del campionato. Collettivamente parlando, non è stata sicuramente una delle nostre migliori stagioni anche se penso che come gruppo non possiamo rimproverarci nulla. A livello personale, invece, mi vedo migliorato rispetto agli anni passati, ho avuto molte più possibilità per incidere e mi sarebbe piaciuto arrivare in doppia cifra. Ci sono andato vicino, sfortunatamente questa situazione ha penalizzato un po’ tutti ma avrei dato l’anima per arrivare al traguardo”. Come si vede nello spogliatoio? “Sono una persona molto tranquilla, prima di entrare in campo sono già lì con la testa. Anche i momenti più leggeri sono utili, servono a smorzare la tensione e creare armonia tra i compagni. Se c’è da scherzare non mi tiro indietro, ovviamente rispettando sempre certi limiti”. La quarantena ha modificato le sue abitudini quotidiane? “Assolutamente, mi ha cambiato la vita. Non poter più calpestare l’erba verde del campo fa davvero male ma cerco comunque di rimediare come posso. Mi alleno a casa, cerco di rimanere in forma per tornare al top della condizione quando rientreremo”. Quali sono le sue passioni al di fuori della sfera calcistica? “Non ho mai dato grande peso al resto, l’unica mia grande passione è il calcio. Lo sport mi piace perché permette di mettersi alla prova, con se stessi e con gli altri, e superare i propri limiti. Non è scontato, tutto quello che è sportivo e rispecchia i miei valori mi affascina. In generale, sono uno che non sta mai fermo”. Progetti futuri? “Per ora non ci penso, vivo il presente con cognizione senza spaventarmi per ciò che sarà. Se in futuro dovesse arrivare qualcosa di importante dovrò essere bravo a sfruttarlo, ma adesso non riuscirei a prendere una decisione. Conoscendomi diventerei matto, vado in palla non sapendo quale possa essere la migliore opportunità”. Quale potrebbe essere una sua ipotetica chiamata da sogno? “Sarò scontato, ma tutt’ora il mio desiderio sarebbe ricevere una chiamata da qualche big del calcio, magari diventare un professionista. In passato ho anche avuto questa possibilità ma sono stato molto sfortunato, per questo in campo non lascio mai niente. È un po’ il sogno di tutti, io personalmente ce l’ho da quando ero un bambino e lavoro per far sì che il mio sogno non svanisca. Voglio che un giorno io possa pensare al mio vissuto con soddisfazione, senza vivere col rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere. Sono sicuro che non me lo perdonerei”.

Mattia Spitale