Fanghi al termo, lo stop non ferma la guerra: “Impianto inutile per territorio e Regione”

PARONA – “I fanghi al termo rimandati? Bene, ma adesso illustrate gli sviluppi della vicenda sia alla gente, sia alla Consulta comunale per l’ambiente”. Parla Riccardo Orlandi, ambientalista, presidente dell’organo di controllo (la Consulta, appunto) voluto proprio dall’Amministrazione di Marco Lorena nel suo primo mandato. Molti, sia addetti ai lavori sia non, sostengono che sia lui l’uomo che, ricevendo anche le osservazioni dei tanti ambientalisti sul progetto di Lomellina Energia, ha poi effettuato il lavoro di sintesi e di analisi decisivo. Di fatto Lomellina Energia ha chiesto a Regione Lombardia la “sospensione dei termini per la presentazione della documentazione integrativa inerente il progetto”, che avrebbe costruito un impianto di trattamento dei fanghi agricoli e industriali (prima essiccati e poi bruciati, per recuperare energia) da 137mila tonnellate annue. All’inizio di ottobre i funzionari regionali incaricati dell’istruttoria avevano richiesto a Lomellina Energia di fornire entro trenta giorni alcuni chiarimenti e integrazioni a seguito di quanto emerso dalla prima conferenza dei servizi e dalle osservazioni presentate ad agosto dai vari portatori d’interesse.

La ditta si è avvalsa della facoltà di chiedere una sospensione dei termini, motivando questa scelta con la volontà di presentare una documentazione più approfondita. Dovrà consegnarla entro maggio 2021, pena la revoca dell’autorizzazione integrata ambientale. Orlandi si schermisce, ma chiede che la Consulta… faccia la consulta. E che soprattutto venga tenuta costantemente aggiornata da Lorena.

“Dubito – dice – di aver avuto un ruolo decisivo. Un merito, se c’è stato, è stato quello di coinvolgere e stimolare le associazioni e, con l’aiuto della stampa, di aver tenuto desta l’attenzione della gente. Auspico che a breve l’amministrazione comunale chieda una convocazione per illustrare questi nuovi sviluppi e per riferire eventuali sue osservazioni in merito al parere che avevamo fornito a inizio settembre. Riterrei anche importante che venisse fatto un punto della situazione in merito alla questione della raccolta dei rifiuti nel nostro Comune. Nel tempo abbiamo appreso dai giornali che il sistema a calotte sarebbe stato abbandonato a favore di un sistema di raccolta porta a porta che al momento non è ancora stato implementato e di cui sarebbe corretto conoscere pubblicamente le caratteristiche”. Intanto Orlandi esulta sulla decisione del Pirellone di “vederci chiaro”, per niente scontata. “Si tratta – prosegue – di un segnale di attenzione verso le problematiche e le criticità segnalate dalle associazioni e da altri soggetti nelle loro osservazioni. In particolare devo constatare che l’atteggiamento della Regione nei confronti della tematica dell’installazione di un de-nox catalitico e dei relativi limiti emissivi va nella direzione auspicata anche dalla Consulta comunale per l’ambiente: il nuovo de-nox, un catalizzatore per trattare gli ossidi d’azoto, non è una generosa concessione ma si tratta di fatto di un atto dovuto; inoltre l’obiettivo cui tendere è quello della miglior performance ambientale possibile in linea con le nuove tecnologie di settore, non la posizione più cautelativa proposta dalla ditta”.

“Non sottovaluto il fatto – prosegue l’ambientalista paronese – che questa pausa forzata dovuta al Covid possa concedere a tutti, cittadini e politici, un ulteriore periodo di riflessione. Sottolineo questo aspetto perché, nonostante tutto, la mia opinione riguardo a questo progetto non è cambiata: l’impianto proposto non è giustificato da una reale esigenza del nostro territorio né della nostra Regione, la quale smaltisce attualmente il doppio dei fanghi civili prodotti in Lombardia importando questo surplus dalle altre Regioni confinanti. La sua realizzazione non comporterà una diminuzione dei fanghi sparsi nei campi lomellini, visto che nessuna norma impone questo tipo di “bilanciamento”, ma sarà al contrario un incentivo all’arrivo di altri liquami da fuori Regione esattamente come accade per i rifiuti urbani. Dal mio punto di vista questa vicenda va pertanto inquadrata nell’ottica di una corretta programmazione delle politiche di gestione dei rifiuti, che la Regione è chiamata a rivedere in prima persona nell’ambito dell’aggiornamento di quel “piano dei rifiuti regionale” ormai scaduto da anni”.

Davide Maniaci