Facchinotti fuori dal tunnel: “Il pensiero a chi non c’è più, però ho sconfitto il virus!”

MORTARA – Dopo un mese difficilissimo Marco Facchinotti (nella foto) ha sconfitto “la bestia”, ma i segni del virus rimarranno. Il tempo servirà a cancellare le tracce sul fisico, ma le cicatrici interiori rimarranno per sempre. Perché il Coronavirus cambia chiunque. Anche dopo averlo sconfitto non si è più come prima. Così il calvario del primo cittadino, terminato ufficialmente con il lieto fine del 16 aprile, è costellato da momenti bui. Alcuni ricordi sono ancora più strazianti. Come in quel giorno, il 17 marzo, quando Marco Facchinotti si è trovato al Punto di primo intervento di Mortara, in attesa di effettuare il tampone, a fianco di Tiziana Rampi. Nei suoi confronti il destino è stato spietato. “Non immaginavo di certo – racconta Marco Facchinotti – che dopo quell’incontro in Pronto soccorso non ci saremmo mai più potuti incontrare. Aveva una tosse fortissima e, come me, aspettava di sottoporsi all’esame del tampone. Così come molti altri amici e conoscenti anche Tiziana è volata in cielo senza un perché. E’ terribile non poter scambiare un ultimo saluto. Ti lascia una sensazione di vuoto che mi porterò dentro per sempre”. Il nemico invisibile ha sferrato il suo attacco ai membri della giunta fin dalle prime settimane dall’inizio dell’emergenza. “Avevo lavorato fianco a fianco con l’assessore Luigi Granelli per tutto il giorno – continua Marco Facchinotti – per distribuire in città gli avvisi che avvertivano della sanificazione delle strade che sarebbe stata effettuata quella stessa notte. La sera, era sabato, sono tornato a casa e avevo la febbre a 38. Ho subito pensato di aver contratto il virus”. Era il 14 marzo. Poi sono trascorsi altri tre giorni di febbre alta, accompagnata da tutti gli altri sintomi tipici come l’affanno e la perdita della sensibilità a gusti e sapori. Infine il viaggio al Pronto soccorso di Mortara, il 17 marzo, per fare il tampone. Si potrebbe dire appena in tempo, infatti il giorno dopo Asst avrebbe chiuso il Punto di primo intervento dell’Asilo Vittoria e soppresso anche il servizio di automedica. Erano i giorni di piena emergenza e di massima pressione sulle strutture sanitarie. Per in sindaco, invece, è arrivata la conferma del contagio. Ed è iniziata la sua personale sfida al Covid-19, durata per 13 giorni. Due settimana di febbre alta e malessere. La luce in fondo al tunnel è comparsa il 27 marzo, primo giorno interamente trascorso da Marco Facchinotti senza sintomi febbrili. In mezzo alle due date tanta angoscia. “In quei giorni sentivo le notizie di amici e conoscenti che non ce la facevano – spiega Marco Facchinotti – e giorno e notte il silenzio era rotto dalle sirene delle ambulanze. I pensieri più cupi occupavano le ore trascorse in isolamento, a distanza dalla mia famiglia e dagli affetti”. Infine il percorso verso la guarigione. Dopo aver perso 5 chili e passato momenti complicati, il sindaco è stato ufficialmente dichiarato guarito il 16 aprile, dopo il doppio tampone che ne ha certificato la negatività al virus. “Ora – aggiunge il primo cittadino - posso rituffarmi nel lavoro. Tanto è vero che la prima cosa che ho fatto, dopo aver ricevuto il secondo responso negativo al tampone, è stata quella di recarmi in municipio. Però ci vuole anche un po’ di calma e pazienza perché sono veramente molto provato fisicamente. Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino con dimostrazioni d’affetto, messaggi e telefonate. Moltissime persone hanno seguito il decorso della mia brutta avventura. In particolare voglio fare tre ringraziamenti particolari. Al mio medico personale Michele Trivi, al dottor Luigi Camana e alla dottoressa Maria Fiori”. Infine, in attesa della cosiddetta Fase 2, il sindaco pensa già alla prossima battaglia. Questa volta il nemico non è il virus, ma l’emergenza sociale ed economica che rischia di fare ancora più danni. “Voglio ringraziare – conclude Marco Facchinotti – tutti quei commercianti che in questi giorni di emergenza hanno deciso di offrire ai mortaresi un servizio di consegna a domicilio. Sarebbe importante che i mortaresi si ricordassero di tutti quei negozi che oggi hanno dovuto necessariamente chiudere. I bar, i ristoranti, le pizzerie della città avranno bisogno del sostegno di vecchi e nuovi clienti. Lo stesso discorso vale per gli artigiani. Solo restando uniti e sostenendo le attività locali la vita potrà tornare come prima”.

Luca Degrandi