Estetiste blindate, Beautique: “Potevamo lavorare in totale sicurezza”

Ma con quale logica il governo ha deciso di chiudere i centri estetici? A porsi questo grande interrogativo è Elena Grugnetti, titolare di Beautique, in Corso Cavour, 4, insieme alla collega Maria Raffaela Vernazzo. Le due estetiste un po’ se l’aspettavano con questo Dpcm di dover abbassare le serrande fino al 3 dicembre, ma pensavano che le chiusure avrebbero riguardato anche numerosi altri settori. Un lockdown più generico, come quello che aveva stravolto le vite di tutti lo scorso marzo. “Piuttosto che farci chiudere completamente – spiega Elena Grugnetti – io credo che il governo avrebbe potuto vietare soltanto i servizi nei quali noi estetiste siamo a più stretto contatto con le clienti, come i trattamenti viso e i massaggi. Potevano lasciarci continuare con l’estetica di base e con la vendita dei nostri prodotti di bellezza. Non sono arrivate spiegazioni sul perché noi abbiamo chiuso completamente e altre attività no, ma ho pensato che le restrizioni imposte ai centri estetici fossero dovute al fatto che alcuni trattamenti prevedono uno stretto contatto tra noi e le clienti”. La formula proposta dalle estetiste di Beautique, nella speranza di poter riaprire, è essenzialmente una: limitare i servizi, ma non chiudere tutto. “Io e Maria abbiamo sempre rispettato tutte le precauzioni per il contrasto al Coronavirus – afferma Elena Grugnetti (a destra nella foto con la socia Maria Raffaela Vernazzo) – e abbiamo sempre fatto entrare al massimo due clienti alla volta. Occasioni di assembramento non ce ne sono mai state. Speriamo in un ritorno alla normalità entro Natale, e confidiamo che nel frattempo le categorie meno colpite dalle restrizioni possano andare avanti a lavorare al meglio. La mia più grande speranza dopo il 3 dicembre è di poter riprendere l’attività, perché nel periodo prenatalizio, un po’ come tutti, si lavora di più. L’importante è che, quest’anno, il terrorismo psicologico non blocchi la gente”. Non resta altro che sperare. E, come si sa, la speranza è l’ultima a morire.

Massimiliano Farrell