Est Sesia apre il “Sella”, arriva più acqua in Lomellina. Battibecco interno a Confagricoltura

MORTARA – Finalmente da martedì l’acqua scende dal Novarese verso le risaie lomelline. Il consiglio d’amministrazione del consorzio Est Sesia ha deliberato, domenica, la chiusura delle bocche di derivazione del canale Cavour e del diramatore Quintino Sella per consentire di deviare più acqua verso le risaie della Lomellina, situate più a sud e, al momento, le più penalizzate dalla gravissima scarsità d’acqua. La decisione dell’Est Sesia, guidato da pochi mesi dal lomellino Camillo Colli, rappresenta una manna per la risicoltura lomellina, prima con il Pavese in Europa con 81mila ettari davanti a Vercelli (67mila) e alla stessa Novara (33mila). Il Quintino Sella, principale braccio del canale Cavour, bagna i territori di Gravellona e Cilavegna, dove si dive in due bracci: il subdiramatore Pavia scorre verso Vigevano e la Lomellina orientale, e il subdiramatore Mortara scorre verso l’omonima città terminando nel torrente Agogna. Secondo Confagricoltura Novara, la decisione di Est Sesia «comporterà ulteriori danni irreversibili: parte della coltivazione di riso e di altri cereali è già stata totalmente compromessa da un’inadeguata irrigazione a causa dell’indisponibilità d’acqua». Poi un passaggio rivolto alla Lomellina, che non viene comunque citata: “Il riconoscimento di Novara come zona storica risicola risulta evidente dal fatto che gli ettari coltivati sono rimasti pressoché costanti. Non ci sono conflitti di territori, ma considerazioni oggettive di dati: altre province hanno aumentato del 65% la superficie a riso. Non abbiamo bisogno di guerre fra province, ma le decisioni assunte dividono inutilmente”.

La Lomellina non ci sta e risponde con Antonio Strada, presidente della sezione Riso di Confagricoltura Lombardia, vice presidente di Confagricoltura Pavia e risicoltore a Scaldasole. “Questa siccità – dice – ci insegna che le regole applicate fino allo scorso anno non sono più valide, che con i paradigmi vecchi si esce tutti sconfitti. Servono regole nuove, capacità di gestione innovativa che governi la risorsa acqua nel suo complesso garantendo autonomia ai consorzi, ma ponendo al centro la risorsa che sarà sempre più scarsa. Occorre rivedere i decreti di riparto delle portate concesse, atti ormai vecchi di 40 anni ma soprattutto immaginati in un tempo con un clima meteorologico diverso dall’attuale. Dighe, manutenzione, concessioni, rotazioni colturali, riparto delle risorse, gestione consortile delle dispense, quota e tempi di invaso del lago Maggiore, sommersione invernale con ricarica della falda, gestione dell’invaso di falda e delle restituzioni al Po: queste sono le parole d’ordine di Confagricoltura Pavia. Oggi non è il tempo delle polemiche o dei campanilismi, serve che i consorzi irrigui operino in modo da salvare quanti più raccolti possibili con la scarsissima risorsa disponibile”. Smentito poi il presunto aumento delle risaie citato da Novara: “Dal 1990 a oggi Novara è rimasta stabile intorno ai 33mila ettari, mentre Pavia è aumentata solamente da 79.400 a 81.300 ettari e quindi non del 65%”. E il binomio Novara-risicoltura storica viene smontato da Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia: “Leonardo da Vinci, gli Sforza e la Sforzesca, l’abbazia benedettina di Breme. Ci sarebbe molto da raccontare sulla storia, sulla coltivazione del riso e sulla rete irrigua che dal Duecento consente la coltivazione del riso in Lomellina. Questa rete si completa nella seconda metà dell’Ottocento con la costruzione del canale Cavour, che ha unito i territori non irrigui di monte e di valle nel Vercellese, nel Novarese e in Lomellina. Ribadiamo una volta ancora che non servono urla o rivendicazioni o appelli alla storia che poi rischiano di essere traballanti. Serve essere vicini alle imprese agricole che vedono a serio rischio gran parte della produzione agricola, serve non delegittimare i consorzi di irrigazione che stanno vivendo una situazione senza precedenti, serve vedere il territorio nella sua unitarietà e non nasconderci in orticelli che sono fuori dal tempo e dalla storia”.

Umberto De Agostino