Emergenza idrica, Camillo Colli guarda avanti: “Ad aprile senza acqua? Faremo turni flessibili”

Nel caso in cui nel prossimo aprile non ci fosse acqua sufficiente per irrigare le risaie, la soluzione si chiama turnazione flessibile. L’ipotesi, per molti versi dirompente, è stata lanciata a Novara, nel recente evento ExpoRice, dal lomellino Camillo Colli (nella foto), presidente del consorzio Est Sesia. “Dobbiamo pensare – ha confermato – a un nuovo modo di gestire l’acqua per l’irrigazione alla luce della riduzione delle portate, arrivata fino al 70-80%. E con un punto fermo: garantire l’acqua anche agli ultimi. Perché “Superior stabat lupus”, come scriveva Fedro”. Ovviamente con “ultimi” Colli si riferisce ai risicoltori lomellini, i cui terreni sono più a sud e quindi gli ultimi a ricevere l’acqua dal canale Cavour e dai suoi diramatori e subdiramatori. Poi c’è il riferimento latino alla favola di Fedro, che racconta di un lupo e di un agnello che si abbeverano allo stesso torrente: s’intuisce facilmente come Colli identifichi nel lupo l’agricoltore novarese e nell’agnello quello lomellino, che finisce per essere mangiato. Di conseguenza, in futuro per garantire l’acqua a tutto il bacino irriguo (Novarese e Lomellina), Colli pensa di abbandonare le concessioni continuative da aprile ad agosto a favore di altre intermittenti secondo le disponibilità dello stesso Est Sesia. “Nel Pavese – ha proseguito Colli – ho visto risaie che hanno ricevuto l’acqua tre o quattro volte nell’arco della stagione e sono bellissime. Di conseguenza, i risicoltori dovranno entrare nell’ottica di una futura turnazione flessibile, in cui il nostro consorzio distribuirà l’acqua se e quando sarà a disposizione”. Da Novara l’idea di Colli si è rapidamente sparsa sia nel Novarese sia in Lomellina, dove nelle ultime ore il mondo agricolo ha utilizzato le reti sociali per commentare. Per i lomellini “mancano innanzitutto le infrastrutture per portare l’acqua fino a dove l’Est Sesia l’ha venduta: poi il ritorno a una massiccia semina in acqua a monte aiuterebbe con la disponibilità a valle”. Secondo i novaresi “83mila ettari, nelle migliori delle ipotesi, necessitano di 166 metri cubi al secondo per tutte le concessioni in essere: quindi la superficie a risaia dev’essere ridotta in modo adeguato con il ritorno alle valpe”, termine tecnico con cui s’identifica l’avvicendamento colturale, tecnica agronomica che prevede la variazione della coltivazione nello stesso appezzamento (solitamente ogni tre anni, fra riso, mais e, un tempo, trifoglio per le stalle) per migliorare la fertilità del terreno e garantire una maggiore resa. “Se però per turnazione s’intende togliere a destra per mandare a sinistra, l’idea è pessima – sentenziano i novaresi – La semina in acqua non si adatta bene alla turnazione come invece succede per quella in asciutta”. Senza dimenticare il costo dell’acqua: aumenterebbe con la turnazione flessibile?

Umberto De Agostino