Emergenza idrica, agricoltura in ginocchio: c’è acqua per coprire dieci giorni... e poi?

“Una siccità così non l’abbiamo neppure mai immaginata. Il riso, il mais, la zootecnia, le orticole in Oltrepò, la vite: tutto è travolto”. Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia, riassume così la Caporetto delle campagne. Ora le istituzioni corrono ai ripari, ma i raccolti autunnali sono fortemente a rischio. L’Osservatorio permanente sugli utilizzi della risorsa idrica nel Distretto del fiume Po ha stabilito il passaggio dal livello medio di severità idrica allo stato di severità idrica alta. L’accordo raggiunto lunedì con i gestori idroelettrici metterà a disposizione acqua per coprire almeno dieci giorni di irrigazione. Inoltre, la Regione sta pensando al recupero delle acque reflue a fini irrigui. “La tecnologia – ha detto a Milano l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi – ci consente di depurare al meglio l’acqua reflua per garantirne di più ai campi in un periodo storico caratterizzato dall’innalzamento delle temperature e da lunghi periodi di siccità”. Intanto mercoledì scorso a Milano Ente nazionale risi, Regione Lombardia, Regione Piemonte, Autorità di Distretto del bacino del fiume Po e i consorzi d’irrigazione si sono ritrovati per fare il punto sulla grave situazione irrigua. Nella Lomellina occidentale il Sesia scorre sotto il livello dei plinti dei ponti, il Po tra Frascarolo e Valenza non si misura più in quanto l’asta idrometrica è totalmente emersa anche nella parte sotto lo zero, a Candia il Roggione di Sartirana ha una altezza idrometrica di 19 centimetri contro una competenza di 135: meno 86%. “Serve agire – prosegue Lasagna – con un rilascio vero e coordinato delle pur ridotte risorse nei serbatoi idroelettrici, serve provare a salvare almeno un po’ di produzione e poi occorrono gli strumenti che si mettono in campo quando c’è una catastrofe fornendo supporto alle imprese agricole, alle imprese zootecniche che rischiano di dover macellare gli animali per mancanza di produzione agricola, alle imprese agro-energetiche che rischiano di spegnere gli impianti, alla filiera della trasformazione che subirà inevitabili conseguenze. Abbiamo poche ore per provare a mettere in atto le azioni straordinarie per salvare almeno una parte dei raccolti attendendo le provvidenziali piogge. Poi dobbiamo gestire la calamità con ristori e con una nuova programmazione futura gestendo in modo diverso gli invasi idroelettrici”. A Mortara Luigi Ferraris, titolare di Cascina Alberona, è furente: “L’acqua per irrigare i campi è stata ridotta dell’85%. Si deve rilasciare subito l’acqua dei serbatoi idroelettrici, che contengono 500 milioni di metri cubi, un terzo dei quali va indirizzato all’agricoltura. Ogni ora che passa perdiamo ettari di raccolto”.

Umberto De Agostino