Elementari in sicurezza: raddoppio dei bus, in mensa a turni, pre scuola limitato, via le mascherine

Dai doppi turni in mensa all’uso delle mascherine in aula: a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico regna ancora l’incertezza. Sono ancora tante le domande in sospeso, ma l’assessore alla pubblica istruzione Luigi “Gerry” Tarantola (nella foto) prova a fare chiarezza su quello che accadrà alle elementari, alla scuola dell’infanzia e all’asilo comunale a partire da lunedì sette. E dà qualche certezza. Ce n’è davvero bisogno, a partire dall’uso della mascherina in classe. Primo punto fermo: non dovranno indossarla i bambini da 0 a 6 anni. Per tutti gli altri è il regno dei “se” e dei “ma”. E’ obbligatoria averla con sè, ma quando si è seduti al banco, se è garantito il metro di distanza, si potrà tenerla abbassata. E’ il caso di Mortara. Quindi alla Teresio Olivelli è scongiurato il rischio di far trascorrere ai bambini diverse ore con indosso la mascherina. Grazie anche all’investimento dell’ente pubblico che ha messo sul piatto 15mila e 800 euro per l’acquisto di 90 banchi singoli e altrettante sedie per la scuola primaria e altri 215 banchi singoli da destinare alle elementari. Ma non è tutto, infatti la scuola sarà fornita anche di nuovi arredi come, ad esempio, armadietti e appendini posizionati a distanza l’uno dall’altro. “Le aule della Teresio Olivelli sono abbastanza spaziose – spiega l’assessore Luigi Tarantola – da permettere la disposizione di tutti i banchi, rigorosamente singoli, ad una distanza minima di un metro l’uno dall’altro. Inoltre non è stato necessario dividere le classi oppure, come potrà succedere in altre scuole d’Italia, mettere dei banchi nei corridoi. Grazie al rispetto della distanza di sicurezza i bambino potranno rimanere seduti senza mascherina. Però i genitori dovranno sempre fornire i figli di questo dispositivo di sicurezza. Infatti tutto cambia nel momento in cui ci si sposta dal banco o dalla cattedra. In quelle situazione alunni e insegnanti dovranno indossare la mascherina”. Gli aspetti pratici del rientro che richiedono il necessario coinvolgimento della famiglie non finiscono qui. Infatti i genitori sono tenuti a misurare la temperatura dei bambini e a non mandare i figli a scuola se questa supera i 37 gradi e mezzo. “Qualora lo stato febbrile – aggiunge l’assessore – si dovesse manifestare mentre il bambino si trova già a scuola allora l’istituto avvertirà immediatamente la famiglia. Il cosiddetto referente Covid dell’istituto allontanerà lo studente dagli altri compagni e si occuperà di lui. Successivamente è previsto l’allertamento del pediatra e, eventualmente, anche della Croce rossa”. L’amministrazione ha anche sciolto i dubbi sullo svolgimento dei servizi mensa, pre e post scuola e scuolabus. “Per quanto riguarda la mensa – precisa Luigi Tarantola – siamo riusciti ad evitare il rischio del pranzo in aula. I locali sono abbastanza grandi da consentire la somministrazione dei pasti a tutti gli alunni su due turni. Non ci saranno aumenti dei costi della mensa per le famiglie. Anche per quanto riguarda il servizio di trasporto pubblico ci siamo attrezzati per garantire la completa efficienza. Useremo due autobus gran turismo per raccogliere i circa 80 bambini che ne fanno uso. Anche in questo caso il costo annuo a carico delle famiglie resta invariato sui 150 euro all’anno. I maggiori oneri derivanti dall’uso di un mezzo in più saranno interamente sostenuti dal Comune. infine il capitolo pre e post scuola. In questo caso siamo costretti a limitare la fruibilità ad un numero limitato di bambini. Gli spazi a disposizione non ci consentono di superare la sessantina di utenti. Al momento ci sono 45 iscritti che frequentano la scuola primaria e 14 della scuola dell’infanzia. Nel primo caso ci sarà un rapporto tra operatore e bambini di uno a 10 mentre nel secondo caso il rapporto è di uno a sette. Significa che dovremo aumentare sensibilmente il numero di dipendenti, con un conseguente aumento dei costi”. Attualmente la tariffa del servizio varia in base al reddito delle famiglie. Da un minimo di 70 euro ad un massimo di 180. Ma i rincari sono dietro l’angolo e l’ente locale non è ancora in grado di stabilire se potrà sopperire con soldi pubblici alla probabile impennata dei costi.

Luca Degrandi