Edicolanti in prima linea contro il virus, tra restrizioni e...mascherine


Mascherine, guanti, distanze di sicurezza e un massimo di due o tre persone alla volta in negozio. Così gli edicolanti si difendono dal percolo di contagio, senza lasciare i propri clienti privi dei servizi e del diritto di informazione. E dopo i primi giorni di confusione sembra che, al momento, la maggior parte della clientela si stia dimostrando ligia al dovere e stia rispettando le indicazioni di sicurezza imposte dalla Regione, agevolando il lavoro di chi tutti i giorni si trova a contatto con il pubblico. “Il novanta per cento delle persone si mantiene a distanza e rispetta le norme di distanziamento. La maggior parte dei clienti poi ha ridotto le uscite e magari viene a fare scorta una volta sola per più giorni – commenta Leonardo Ugazio, titolare insieme al fratello Mario della tabaccheria di via Parona 1 – indubbiamente poi la clientela è diminuita, quindi anche se abbiamo imposto il limite a non più di due persone alla volta nel locale, è difficile si incrocino più persone perché le visite sono comunque molto rarefatte e, potendo mantenere attivo solo la rivendita di tabacchi e non l’angolo bar, il lavoro va molto a rilento”. Un periodo incerto che lascia ovviamente ampio spazio a dubbi anche per il futuro. “La speranza è sempre quella che si possa riaprire presto. A livello economico, in queste condizioni non si potrà andare avanti molto – è il chiarimento di Leonardo Ugazio – Noi almeno abbiamo la rivendita di tabacchi, ma soprattutto per chi ha un locale che fa solo servizio bar diventa difficile tenere chiuso così a lungo. Mi colpisce molto il fatto che ci sia ancora gente in giro: a questo punto, secondo me, o si chiude davvero tutto o le chiusure imposte dalle attuali restrizioni sono inutili”. L’attenzione per il rispetto delle norme è evidente anche per Antonella Mazza, che gestisce insieme alla sorella Giuse l’Edicola Mazza (nella foto in alto) in viale Parini, la quale in questi giorni sta assistendo ad una maggiore richiesta soprattutto di alcuni articoli presenti nel suo negozio. “Stiamo notando un aumento delle vendite per quanto riguarda i giornali passatempo – spiega infatti la titolare dell’edicola che si affaccia sull’incrocio delle scuole medie – la maggior parte della nostra clientela resta però affezionata ai giornali di informazione e di intrattenimento. Stiamo notando anche che tante persone si stanno appoggiando a noi per il pagamento delle bollette e le ricariche dei telefoni e di alcune carte prepagate, probabilmente per evitare assembramenti agli uffici postali. Gli altri prodotti che ci vengono richiesti sono mascherine, che ci sono state proposte dal nostro fornitore e che abbiamo deciso di rivendere per i nostri clienti, insieme agli igienizzanti per le mani. In questi giorni, perciò, abbiamo notato un aumento del numero di clienti, dovuto credo anche al fatto che le persone a casa si rechino il più vicino possibile per le piccole commissioni. Nonostante questo aumento, la maggior parte delle persone rispetta le restrizioni che abbiamo applicato e, se all’inizio eravamo un po’ spaventate all’idea di tenere il negozio aperto, adesso vedendo comportamenti corretti e grazie alle protezioni che abbiamo nel locale, ci siamo tranquillizzate e con noi i nostri famigliari perché abbiamo capito che facendo attenzione possiamo continuare a lavorare in sicurezza e a portare nelle case degli articoli che possono essere anche di conforto in un momento così difficile”. Insieme a giornali e tabacchi, nella scorsa settimana edicole e tabaccherie hanno anche distribuito gratuitamente le mascherine fornite dal Comune, che sono state date a discrezione del commerciante a chi ne aveva più bisogno e che, essendo in un numero limitato, sono terminate in breve tempo. Un periodo difficile anche per gli esercenti, che si trovano a fronteggiare nuove difficoltà. “Non è comodo lavorare con mascherina e guanti, ma ci si abitua a tutto – conclude infatti Antonella Mazza – noi abbiamo anche deciso di tenere aperto il negozio in orario ridotto e naturalmente limitiamo l’ingresso in negozio a due o tre persone alla volta che così riescono a rimanere ben distanziati. Questo qualche volta crea un po’ di fila fuori dal negozio, anche se l’attesa è sempre solo di qualche minuto, essendo acquisti brevi quelli che si fanno da noi”. Dare, o non dare la mascherina? Questo è il dilemma che da due settimane grava sulle spalle degli edicolanti, dei tabaccai e di tutti i negozianti mortaresi che hanno potuto tenere aperte le loro attività. Un dilemma molto arduo, che sorge naturale perché le indicazioni sulla distribuzione sono state poco chiare: prima si diceva di dare una mascherina soltanto al cliente che ne fosse sprovvisto, poi è stato detto di dare una mascherina a testa a tutti quanti. Una gran confusione, insomma, su cui regna ancora oggi sovrano il dubbio. A raccontare le problematiche è Simona Bagna (nella foto in basso), proprietaria dell’edicola del Comune, che giovedì 9 aprile ha ricevuto due pacchi, contenenti ciascuno 50 mascherine. “Nel regolamento che ho firmato – racconta Simona Bagna – c’è la precisa indicazione di consegnare le mascherine gratuite soltanto a chi ne è sprovvisto. Io ho applicato rigorosamente queste direttive e giovedì scorso, per esempio, ne ho date soltanto due. Alcune persone già provviste di mascherina, però, hanno contestato il regolamento. Ci sono state delle lamentele e per me è davvero brutto dover discutere con i clienti”. La responsabilità del conferimento delle mascherine, dunque, non viene vissuta affatto bene. È un peso che si aggiunge alla già pesante condizione di stress a cui tutti i lavoratori sono sottoposti in questa situazione di emergenza. “Per far fronte alle lamentele – continua a raccontare Simona – mi è stata fornita l’indicazione di consegnare una mascherina a tutti quelli che me la chiedevano. Ma nonostante ciò, qualcuno che polemizza si trova sempre. Per esempio c’è chi chiede più di una mascherina, perché vuole averne per tutta la famiglia. Io naturalmente non posso dargliene più di una. Come faccio a sapere quanti famigliari abbiano veramente queste persone? Poi c’è chi si lamenta del fatto che le mascherine non siano sigillate. Ma se io ho ricevuto due pacchi da 50 mascherine e ne devo dare una a testa, come faccio a darle sigillate? Scegliere come attribuire le mascherine è molto difficile. Le regole secondo me devono essere chiare e ferree, anche perché c’è un altro grande rischio. Io infatti spero vivamente che non ci siano persone che fanno il giro di tutti i commercianti della città per fare scorta”. L’erogazione sarebbe potuta avvenire sicuramente in numerosi altri modi, senza far gravare la responsabilità direttamente sulle spalle delle attività commerciali. Per quanto riguarda il flusso della clientela, Simona afferma che è notevolmente calato in questo periodo di isolamento forzato. Ma per chi va a comprare il giornale, gli edicolanti sono diventati un po’ come degli psicologi. “Durante la prima settimana di zona rossa – racconta Simona – ho chiuso perché c’era tantissima gente che transitava per il municipio. Adesso, da quando ho riaperto, molta gente si confida con me. Alcuni sono profondamente terrorizzati da questa situazione, altri invece pensano di non essere toccati minimamente. Qualcuno mi rivela di avere un parente malato, e in questo caso è difficile trovare le parole da dire. Qualche altro invece racconta di avercela fatta e di essere guarito. In molti mi chiedono se ho notizie di altre persone e infine c’è chi racconta in modo plateale che esce più volte al giorno con il pretesto di andare a fare delle piccole commissioni. Io stessa ho notato che le persone tra i 70 e i 90 anni non ce la fanno proprio a stare a casa. Ma poi, incredibilmente, il sabato vedo meno anziani in giro. Questo perché secondo me figli e nipoti al weekend riescono a tenerli in casa”. Tra difficili responsabilità e confidenze dei clienti, si può dire che l’edicola è diventato un luogo dove sfogarsi, dove raccontare le ultime esperienze vissute, e per alcuni, forse, un pretesto per andare a spasso.

Beatrice Mirimin

Massimiliano Farrell