Due anni fa il secondo rogo Bertè: la bonifica-mistero rimane avvolta dal... fumo!

Erano le 16 e 30 del 22 giugno 2018 quando Mortara piombava, per la seconda volta, nell’incubo della nube tossica. Sono infatti passati due anni dal secondo rogo presso l’ex deposito Bertè. E con le temperature torride dell’estate, denunciano gli ambientalisti, l’area non può essere considerata ancora sicura. Di certo non è stata ancora bonificata. E il tutto resta un mistero. Eppure nel settembre scorso era stato persino promosso un tavolo tecnico permanente, voluto dalle istituzioni, per valutare i possibili interventi pubblici e per monitorare la situazione. Ma non solo: Regione, Provincia, Comune e Arpa e il liquidatore fallimentare della ditta si erano incontrati, quasi un anno fa, con la promessa di approfondire gli aspetti legati alla bonifica dell’area dell’azienda dichiarata nel 2019. Così a quasi tre anni di distanza dal primo incendio e a 24 mesi esatti da quello del 22 giugno 2018 nulla sembra essere cambiato. L’ultimo appello a “fare presto” risale al febbraio 2020. In quell’occasione fu l’onorevole Marco Maggioni a prendere carta e penna per scrivere al Prefetto di Pavia. Una presa di posizione forte e decisa. E inascoltata. Il tempo della pazienza è scaduto. Non si hanno certezze su tempi, costi e responsabilità per la bonifica. In attesa che si celebri il terzo compleanno della vergogna (6 settembre 2017) gli effetti dei due incendi sono ancora ben visibili. Sono ancora ammassati sull’area interessata gran parte dei 12mila metri cubi di resti combusti. Intanto slitta anche il processo, causa Covid. L’attesa continua... fino a data da destinarsi. Infatti lo scorso 28 febbraio si sarebbe dovuta svolgere la prima udienza riguardante il “caso Bertè”, appuntamento in aula poi rinviato a causa dell’emergenza sanitaria. Il rinvio a giudizio, invece, risale al 26 novembre 2019 e riguarda il legale rappresentante della ditta di via Fermi dove, il 6 settembre del 2017, andarono a fuoco circa 15mila tonnellate di rifiuti. Un episodio sul quale la magistratura sta cercando di far luce. Ma a rallentare la macchina della giustizia ci ha pensato la diffusione della pandemia. Così tutto si è fermato. E non si sa fino a quando. Restano ancora da accertare le cause e le responsabilità di un incendio che ha ridotto in cenere plastica, gomme, scarti edili, legno, inerti. Lo scorso 26 novembre era stata anche accettata a pieno titolo la costituzione di parte civile dell’Associazione Futuro sostenibile in Lomellina e del Comune di Mortara. Quest’ultimo, a titolo di risarcimento, si era anche detto disponibile ad accettare, oltre ad una somma in denaro, anche un’opera di piantumazione a vantaggio del verde pubblico.

Luca Degrandi