Discarica di amianto: oggi arrivano i periti del Politecnico di Torino

FERRERA - Discarica di cemento amianto, si va verso una sentenza attesa da 5 anni. Prima, però, ci sarà il sopralluogo dei tecnici del politecnico di Torino. Infatti oggi, giovedì 25 giugno, avrà luogo lo screening per verificare la compatibilità ambientale dell’impianto. L’esito di questa nuova indagine fornirà gli elementi necessari al Tribunale amministrativo della Lombardia per decidere sul futuro dell’impianto di Acta. La visita era prevista la scorsa primavera, ma il lockdown causato dell’emergenza Coronavirus ha imposto un rinvio a questa settimana. “Attendiamo la visita, giorno in cui si potrà accertare ancora una volta la bontà del nostro progetto. Siamo a disposizione dei tecnici incaricati dal Tar – spiega l’amministratore di Acta, Francesco Minghetti (nella foto) – per fare chiarezza su come viene gestita la discarica. Intanto noi abbiamo incaricato Raffaello Cossu dell’Università di Padova, esperto in ingegneria ambientale, perché faccia da intermediario tra noi e il Politecnico. La sua professionalità ci permetterà di valutare attentamente la relazione che verrà stilata dal Politecnico. Concordiamo con la decisione del Tar di far verificare a tecnici terzi, come quelli dell’importante Università piemontese, se l’impianto rispetta ambiente e salute, come sosteniamo sin dai primi giorni del progetto”. Non si è fermata, invece, l’attività del Comitato di salvaguardia del Comune di Ferrera Erbognone. “I contatti con i membri tecnici del comitato – continua Francesco Minghetti – sono stati mantenuti anche nel periodo cruciale del Covid. Ovviamente nel rispetto delle disposizioni abbiamo fornito loro le informazioni che ci hanno richiesto in materia di tutela ambientale e della salute. Come sempre è nostra intenzione essere il più trasparenti possibile con i Comuni e i cittadini”. Presso lo stabilimento avviene lo smaltimento di materiale rimosso e incapsulato secondo le norme di sicurezza previste dalla legge e messe in pratica da ditte specializzate. L’attività è iniziata nell’aprile del 2019. Da allora sono state stoccate circa 50mila tonnellate di cemento amianto. I bancali arrivano per il 50 per cento dalla Lombardia. L’altra metà da altre regioni del nord. Le norme di sicurezza sono molto elevate, assicurano dalla società, e all’interno dell’impianto è anche presente un reparto dedicato al ripristino dell’isolamento delle capsule qualora, nel corso del trasporto, si dovessero riscontrare delle imperfezioni. Una sorta di riparazione che sigilla nuovamente le capsule di cemento amianto. Un’operazione che nel corso di un anno si è resa necessaria in soli 5 casi. Meno dell’uno per cento del totale. “Abbiamo rallentato il ritiro – conclude Francesco Minghetti – nelle fasi cruciali dell’emergenza virus per garantire il rispetto delle norme imposte dal Governo. Ma, salvo qualche giorno di chiusura a marzo, abbiamo continuato comunque a ritirare con ritmi ridotti. Giornalmente vengono conferiti soltanto 5 mezzi dei 10 previsti”.

Luca Degrandi