Dal sogno all’incubo: per i pendolari non cambia nulla, dopo il virus arriveranno nuovi... disagi

MORTARA - Il sogno dei pendolari si avvera: addio autobus, treni strapieni e metropolitane affollate. Così il ministro Paola De Micheli ha ipotizzato il futuro. Anzi, il domani. Già a partire dal 4 maggio. Ma dal sogno al brusco risveglio il passo è breve. Lo sanno anche i membri dell’associazione MiMoAl (nella foto) che mettono in allerta la politica. Il rischio è di creare nuovi, gravi disagi ai pendolari. Tanto che anche Regione Lombardia e Trenord hanno già messo le mani avanti. E si chiede: chi garantirà l’accesso ordinato ai treni? Chi conta gli utenti da far salire sulle carrozze? Oppure ogni carrozza del treno dovrà avere delle porte che contano le persone? Il futuro da sogno ipotizzato a Roma prevede università, banche, uffici pubblici, laboratori di analisi, tutto aperto 12 ore al giorno. Sette giorni su sette. Una rivoluzione per scaglionare l’uscita delle persone e accogliere clienti, studenti, lavoratori su prenotazione. Ovviamente entro il 4 maggio. Altrettanto ovviamente senza ascoltare i pendolari. Però l’associazione MiMoAl ha delle proposte da fare. “Prima di tutto – spiega Franco Aggio, presidente dell’Associazione - serve una digitalizzazione delle Società dei trasporti che non esiste. Attualmente non sono nemmeno in grado di informare gli utenti se un treno è partito oppure neppure partirà. Le lamentele dei pendolari sulle comunicazioni sbagliate tra il sito web ed i tabelloni delle stazioni sono ormai note. Raddoppiare la frequenza delle linee? Non è possibile pensare nemmeno ad un maggior utilizzo del mezzo privato perché più sicuro. Possiamo benissimo immaginare cosa significhi la strada statale 494 Vigevano Milano con 15mila persone in più che prendono la macchina? La conseguenza immediata sarebbe intasamento della rete stradale già intasata, aumento dell’inquinamento e dilatazione dei tempi di viaggio. La mancanza di una programmazione è del tutto evidente. Non possiamo accettarlo passivamente. Per quanto riguarda il servizio ferroviario regionale la filosofia che proponiamo è sempre la stessa: corse uniformi da prima mattina a tarda serata con convogli più capienti e più frequenti. Chiaramente un modo per raggiungere l’obbiettivo che ci prefiggiamo è il ripristino in modalità ferroviaria di tutte le corse tagliate o trasformate in bus da dicembre 2018”. La proposta della prenotazione obbligatoria sui treni regionali è tra i cambiamenti più criticati perché negli orari di punta i viaggiatori superano già la capienza dei treni. Invece per il servizio ferroviario regionale (che in prossimità delle grandi città diventa suburbano con frequenze anche di 15 minuti) è fondamentale la semplicità e la scorrevolezza dell’accesso al servizio grazie all’integrazione tariffaria e agli orari cadenzati. Con la prenotazione obbligatoria tutto questo risulterebbe impossibile.

Luca Degrandi