Dal 2022 la linea 2 del termovalorizzatore brucerà 137mila tonnellate di fanghi all’anno

PARONA – Ci sarà tempo fino al 19 agosto per poter presentare pareri ufficiali da parte degli organi competenti, come la Consulta comunale per l’ambiente e l’amministrazione comunale. La procedura per incenerire i fanghi al termovalorizzatore verrà sottoposta a valutazione ambientale, durante la quale verranno vagliate proposte e punti di vista diversi. Il termo ha già l’autorizzazione dal 2013. “Il progetto di Lomellina Energia per bruciare i fanghi di origine civile – si limita a dichiarare il vicesindaco di Parona, Massimo Bovo – per gli enti intervenuti è legittimo, nel senso che è possibile per legge, e i documenti sono tutti in regola. Essendo una procedura sottoposta a valutazione ambientale, i tempi non possono essere immediati”. Sono stati coinvolti Regione Lombardia, alla quale Lomellina Energia ha presentato il progetto, la Provincia di Pavia, Ats, Arpa e il Parco del Ticino. Il progetto e il piano ambientale sono stati redatti dalla sede italiana della società tedesca Tauw. La prima assemblea a riguardo, non pubblica, è stata la conferenza dei servizi di giovedì scorso. L’idea era già stata presentata alla stampa a febbraio, ma l’obiettivo è quello di organizzare un incontro pubblico. Lì tutto verrà illustrato pubblicamente ai cittadini interessati. “L’importante adesso – conferma Riccardo Orlandi, presidente della Consulta – è leggere le carte, documentarsi e redigere al più presto un parere”. Il termo dovrebbe iniziare col trattamento dei fanghi nel 2022. Prima bisognerà costruire l’impianto di trattamento termico. Sarà all’interno delle strutture del termo già esistenti, in alcuni capannoni attualmente dismessi. L’investimento ammonta a 36 milioni di euro. Si conta di bruciare 137 mila tonnellate di fanghi ogni anno, senza – queste sono le previsioni di Lomellina Energia – nessun aumento di emissioni. Il Comune di Parona stilerà una nuova convenzione a riguardo, attualmente in discussione. Ne è già stata firmata una per la futura linea 3, che nel 2022 sostituirà la prima. I fanghi provenienti da depuratori civili verranno bruciati nella linea 2, con tecnologia a letto fluido, la più idonea alla monocombustione. Il processo è diviso in varie fasi. I depuratori civili conferiranno all’impianto il cosiddetto fango “disidratato”, contenente una percentuale di sostanza secca pari al 25 per cento circa. Il restante 75 per cento è acqua. I fanghi verranno essiccati facendoli transitare in batterie di tamburi a coclea, riscaldati dall’energia termica prodotta dalle caldaie dell’inceneritore. Il vapore sarà filtrato dagli impianti di depurazione e verrà ritrasformato in acqua, allo scopo di alimentare gli impianti di raffreddamento e di produzione di energia elettrica delle caldaie. Il fango essiccato ottenuto, con una percentuale di secco all’85 per cento (praticamente solido) verrà infine estruso e “pellettizzato”. L’aspetto è uguale in tutto e per tutto, infatti, al pellet, quello della stufa. I fanghi trattati sarebbero quelli provenienti dai depuratori civili. Secondo Lomellina Energia la necessità di smaltire i fanghi in un modo alternativo a quello dello smaltimento nei campi sarà sempre crescente, sia per le preoccupazioni inerenti alla salute sia per le conseguenti restrizioni a riguardo. I miasmi non saranno un problema: il fango secco è quasi inodore.

Davide Maniaci