Da un anno i bar pagano i costi di gestione senza lavorare! Andrea Maltese: “Troppi cambiamenti"

Ancora troppo presto per verificare l’operato del nuovo governo e le disposizioni che verranno. In una situazione del genere, tuttavia, i tempi sono stretti e bisogna agire quanto prima possibile, non si può continuare a chiudere e aprire bar e ristoranti. La zona rossa è una spada appesa a un crine di cavallo che più volte è caduta su tutti e sempre si è rialzata per cascare inesorabilmente. La zona arancione invece non è di grande aiuto.

“Ho deciso di non fare l’asporto – dichiara Andrea Maltese (nella foto), proprietario del Bar Garibaldi – perché valutando il rapporto tra costi e ricavi non mi è sembrato che il gioco valesse la candela. Per noi baristi è più dannoso continuare a cambiare regime un giorno sì e l’altro no piuttosto che stare chiusi per 15 giorni di fila. Abbiamo chiesto una continuità che non ci è stata concessa. Ormai è risaputo che per un anno i costi di gestione del locale li abbiamo dovuti continuare a pagare senza poter lavorare. In questo momento, nonostante io abbia anche provato nei primi tempi a fare l’asporto, non credo sia la scelta giusta. Non capisco poi che asporto possa essere prendere un caffè nel locale per berlo immediatamente fuori. Per me l’asporto funziona soprattutto con la pizza, che, al di là della pandemia, si è sempre fatto e si continua a fare. In zona gialla preparavamo qualche aperitivo da portare a casa prima delle 18 ma, a meno di richieste particolari, tutti se ne possono fare uno a casa propria. Le sospensioni dei pagamenti di tasse sono inutili se poi non ci fanno lavorare. Come non possiamo pagare ora, così non potremo in seguito. Sinceramente non mi aspettavo che dopo un anno avremmo versato nella stessa situazione, pensavo avrebbero pensato a qualcosa di efficace, almeno un poco. Si è invece perso tempo ed ecco il susseguirsi di ondate a non finire.

Non voglio giudicare nessuno, ma l’operato è stato scarso nei risultati. Anche con i vaccini, che credo possano essere la nostra speranza, almeno di convivere dignitosamente col virus, stanno procedendo a rilento. Spero vivamente che si cambi rotta e si vada a trecento all’ora. Credo che siano necessarie in questo momento la salute pubblica e quella che chiamerei salute economica. Servono opportunità per poter tornare a lavorare. Invece si fa un tira e molla che può solo far arrabbiare. Si veda il caso della Darsena a Milano o i tifosi interisti e milanisti al derby. Non credo che il sindaco di Milano non avesse ben chiara la situazione della movida in quei luoghi, eppure ha pensato tardi a contingentare gli accessi. E perché non far accedere con disponibilità ridotta i tifosi al Meazza, che non è uno stadio proprio piccolo? Stessa cosa per i teatri…”.

Vittorio Orsina