Covid, Facchinotti lancia l’allarme: “Il 9% dei contagiati è morto, con il virus non si scherza"

MORTARA - I numeri shock della pandemia a Mortara. Quello snocciolato dal sindaco Marco Facchinotti (nella foto) sembra un vero e proprio bollettino di guerra. Dallo scoppio dell’emergenza sanitaria sono stati contagiati, fino all’ultimo aggiornamento di lunedì 15 marzo, mille e 67 mortaresi. Per 98 di questi l’esito è stato tragico. Il 9,1 per cento delle persone che hanno contratto il virus non hanno superato la malattia. Anche se il tasso di letalità è fortemente influenzato dalla difficoltà nel tracciare l’effettivo numero dei casi di persone che hanno contratto il Covid, il quadro resta comunque preoccupante. Infatti, ancora più dei numeri, tutti in città hanno un dolore, una sofferenza o un lutto impresso nella memoria. La città è certamente profondamente ferita, indipendentemente da qualsiasi bilancio più o meno preciso. Lo stesso sindaco ammette che le stime fatte dall’autorità sanitaria non sono del tutto precise ed affidabili. Però, in questa occasione, per la prima volta il primo cittadino ha deciso di raccontare nel dettaglio tutti i numeri ufficiali trasmessi da Ats. Non lo aveva mai fatto prima. Una scelta, sostiene, che non ha lo scopo di seminare il panico. La paura è l’ultima cosa che può essere utile in un memento di emergenza. La motivazione del sindaco è quella di lanciare un monito. E soprattutto un appello alla responsabilità. Marco Facchinotti vuole spingere tutti a mantenere comportamenti più consapevoli per la tutela della propria e dell’altrui salute. Pur nella consapevolezza che l’arma che permetterà di sconfiggere il Covid ha un solo nome: vaccino.

“La battaglia contro il Covid non è finita – spiega Marco Facchinotti – e sento tutto il peso della responsabilità nei confronti della salute di tutti i cittadini. Ho voluto raccontare le cifre che mi vengono comunicate da Ats per far comprendere, a chi non se ne fosse ancora reso conto, che la situazione continua ad essere seria. Per questa ragione non mi stancherò mai, anche a rischio di diventare noioso, di invitare tutti a comportamenti responsabili. Quello che che viene chiesto a tutti noi è un sacrificio, è necessario fare delle rinunce e limitare anche una porzione della nostra libertà. Però è un dovere a cui nessuno si può sottrarre. Queste settimane sono fondamentali per rallentare la diffusione del contagio. I dati nazionali non sono rassicuranti.

Anche a livello locale vediamo come l’età media dei contagiati si stia abbassando. Ora la fascia più colpita è quella compresa tra i 25 e i 49”. Attualmente, sempre secondo le stime divulgate da Ats, a Mortara ci sono 147 persone positive. La grande maggioranza sta affrontando la malattia tra le mura domestiche, mentre una numero esiguo di mortaresi è ospedalizzato. “Esattamente un anno fa quello che io chiamo l’animale entrava nel mio corpo. Non mi sono divertito anche se molti altri sono stati peggio di me e alcuni, poverini , non ce l’hanno fatta.

Ma quei giorni, chi ha provato può confermare, hanno lasciato un segno indelebile. Magari non sul fisico, certamente nello spirito. Oggi, a distanza di un anno, continuo a vedere luminari sparare in tv e sui media le ricette migliori per curare al domicilio i pazienti con sintomi medi. Chi dice niente Tachipirina, niente antibiotici, niente cortisone, chi insiste sull’assalto immediato con cortisone. Ci hanno riempito di Plaquenil, insomma i pareri sono discordi ancora oggi a distanza di un anno.

La cosa mi impensierisce e mi fa capire che non esiste un protocollo certo. Non è sicuramente colpa dei medici di medicina generale. Anche loro sono stati travolti dall’onda d’urto di una sorta di bomba atomica esplosa tra le loro mani. Sono andati per intuizione cercando di adottare quelle contromisure che la loro esperienza suggeriva in quel momento. Domani lunedì siamo di nuovo in regime di lockdown con la zona rossa. Non voglio suonare la solita litania, però cerchiamo di rispettare le regole.

Troppa gente, troppi ragazzi, troppi adulti vivono questi momenti come se la cosa non li riguardasse. Purtroppo riguarda tutti. I numeri che crescono, anche se qualcuno sostiene che non sia vero, devono renderci tutti più responsabili, altrimenti non ne usciremo più. Ed io, credo come tutti, non vedo l’ora di riprendermi la mia vita e la mia libertà”.

Luca Degrandi