Cortellona senza virus, stop alle visite dei parenti: contatti solo virtuali con videochiamate

E’ una delle conseguenze più tristi della pandemia: la lontananza dai propri cari. Ma lo stop alle visite dei parenti è anche uno degli strumenti indispensabili per lasciare il virus fuori dalla casa di riposo Alceste Cortellona. Che resta, nel corso di questa seconda ondata, un’isola incontaminata. Merito anche del ricorso delle videochiamate, introdotte sin dal mese di ottobre. I colloqui con i congiunti si fanno ogni due giorni grazie all’utilizzo di un tablet messo a disposizione dalla fondazione. Però non tutti i famigliari degli ospiti hanno gradito il divieto alle visite. “Fino a questo momento – spiega il presidente della Fondazione Luigi Ganimede (nella foto) – siamo stati bravi e fortunati a non avere contagi. Ci vuole anche una certa dose di buona sorte. Noto che, purtroppo, in altre Rsa del territorio le cose non stanno andando così bene”.

Ma la fortuna non aiuta solo gli audaci. Va in soccorso di chi la cerca, la fortuna. “Il divieto alle visite presso le Rsa – puntualizza Luigi Ganimede – è stabilito da una norma nazionale del Ministero della salute. Noi non possiamo far altro che seguire scrupolosamente tutti i protocolli di sicurezza. Lo abbiamo sempre fatto. Attualmente tutti gli ospiti vengono sottoposti a tampone una volta al mese, oltre ad aver già fatto il test sierologico”. Ancora più frequenti i controlli sul personale. Gli operatori che a vario titolo lavorano presso la struttura di viale Parini vengono sottoposti a tampone ogni 15 giorni. Presidente compreso. Anche per i nuovi ingressi i protocolli di sicurezza sono molto accurati. “Dopo la fine della prima ondata – conclude Luigi Ganimede – abbiamo accolto una dozzina di nuovi ospiti. Ora sono occupati 45 posti sui 60 totali. Ogni nuovo ospite viene sottoposto a tampone e deve trascorre una quarantena di due settimana in un’ala separata prima di entrare in contatto con gli altri degenti”.

Prima del ricorso alle videochiamate le visite erano affettuate in piena sicurezza. Gli incontri avvenivano in un’area appositamente adibita e sanificata dopo ogni incontro con l’utilizo di un atomizzatore. Uno schermo di plexiglass forniva un’ulteriore barriera.

Luca Degrandi