Cortellona: scatta la cassa integrazione per i dipendenti della cooperativa

MORTARA - Dalla cassa integrazione per i lavoratori della cooperativa al numero di decessi registrati nel periodo di massima diffusione del virus: così Luigi Ganimede (nella foto), presidente della Fondazione Alceste Cortellona, da giorni si trova sulla graticola. Destinato a diventare il capro espiatorio perfetto. A puntare il dito contro di lui e il suo operato c’è la sinistra cittadina, che ha chiesto la rimozione di tutto il consiglio di amministrazione. Però Luigi Ganimede non ha intenzione di incassare in silenzio. E racconta la sua verità. Per farlo parte dai numeri. Su quelli, assicura, non si può discutere. Non ammettono interpretazioni. Sono venticinque, su un totale di 60, i posti liberi presso la casa di riposo Alceste Cortellona. Ma fino a quando Ats non darà il via libera a nuovi ingressi gli ospiti rimarranno 35. Per la fondazione significa meno servizi assistenziali. Per i dipendenti della cooperativa Ale.Mar equivale a meno lavoro. Così si sono spalancate le porte alla cassa integrazione. Un ammortizzatore sociale messo in campo dalla cooperativa già dai primi di giugno. Però il tavolo delle trattative con i sindacati è ancora aperto. Il presidente Luigi Ganimede vorrebbe estendere la cassa integrazione anche ai 7 dipendenti della Fondazione in modo da permettere la rotazione con i lavoratori della cooperativa. Come dire: lavorare meno, lavorare tutti. “Gli attacchi a cui sono stato sottoposto – sbotta Luigi Ganimede - sono una strumentalizzazione politica di dubbio gusto. Mi sembra un atteggiamento deprecabile quello di sfruttare il dolore delle persone che hanno subito un lutto per denigrare un avversario politico. La realtà dei fatti è però ben diversa. Ho vissuto in prima persona settimane drammatiche, vedendo gli occhi pieni di lacrime degli operatori. Non si può travisare tutto quello che abbiamo fatto. Non ci siamo improvvisati virologi, ma abbiamo scrupolosamente seguito i protocolli dettati da Ats. A partire da quel 20 febbraio, quando abbiamo deciso lo stop alle visite da parte dei parenti per salvaguardare la salute degli ospiti. Da quel momento è sempre stato rispettato un rigido protocollo di sicurezza che contemplava l’utilizzo di guanti, mascherine e tute monouso. Le nostre spese sono schizzate alle stelle, ma non abbiamo certo fatto economia. Per l’acquisto di farmaci e dispositivi di protezione individuale siamo arrivati a spendere il 40 per cento in più rispetto al budget abituale. Ad esempio in un mese, presso un’unica farmacia mortarese, abbiamo speso 4mila euro. Questo perché il nostro fornitore abituale non era più in grado di soddisfare il nostro fabbisogno. Anche i lavoratori sono stati chiamati ad un grande sforzo. Abbiamo aumentato le ore dei medici, delle infermiere e delle Oss. Devo ringraziare Ale.Mar per la disponibilità e lo sforzo che ha compiuto”. Ora la situazione è questa: l’Rsa ospita 35 degenti, tutti sottoposti a tampone con esito negativo. I dipendenti della cooperativa e della Fondazione hanno invece fatto i test sierologici. Alcuni di essi, almeno cinque, presentano gli anticorpi del virus nel sangue. Ora non potranno lavorare fino a quando un doppio tampone non ne certificherà la negatività. Le visite da parte dei parenti sono invece già riprese. La procedura è però molto particolare. Gli incontri avvengono ad una distanza minima di tre metri. Gli ospiti restano all’interno della struttura e possono parlare dalla finestra ai parenti che restano al di fuori. Momentaneamente è stata scelta questa soluzione. “Ogni tre o quattro giorni – continua Luigi Ganimede – effettuiamo la sanificazione, a rotazione, di un’ala della struttura. L’operazione è resa possibile grazie all’utilizzo di un sistema di atomizzazione del perossido di idrogeno che igienizza sia l’aria che le superfici”. Capitolo nuovi ingressi: nonostante ci siano 25 posti liberi, la struttura non può ancora accettare altri ospiti. Il via libera deve essere dato da Ats. “Senza questa autorizzazione non possiamo muoverci – aggiunge Luigi Ganimede – anche se siamo già attrezzati per accogliere altri pazienti. Infatti è pronta un’area separata dove eventuali nuovi ospiti possono trascorrere 15 giorni in una sorta di quarantena, separata dagli altri”. Infine l’aspetto più doloroso. L’accusa di non aver fatto abbastanza per la tutela della salute. “Nel bel mezzo di una pandemia mondiale che ha seminato dolore in tutto il mondo – conclude il presidente - mi sembra inappropriato fare leva sul dolore delle persone. In tutta la Lombardia sono pochissime le Rsa che hanno avuto la fortuna di non aver avuto casi di Covid-19. Per noi ogni decesso è un lutto, con o senza Covid-19. Anche la settimana scorsa è venuto a mancare un ospite, per ragioni che nulla hanno a che vedere con il virus.

Luca Degrandi