Cortellona, Abbà: troppi errori in questa gestione

MORTARA - “Basta con la politica dello struzzo, è sufficiente guardare gli annunci funebri per rendersi conto della drammaticità della situazione”. Così Giuseppe Abbà, consigliere comunale di opposizione, guarda con orrore al quadro a tinte fosche che sta emergendo da tutte le residenze per anziani d’Italia. Luoghi che, in alcuni casi, da centri di accoglienza sono diventati dei veri e propri focolai del contagio. Ma la lente di ingrandimento è puntata sul Cortellona. “Delle altre case di riposo di Mortara – spiega Giuseppe Abbà (nella foto) - non ho informazioni. Ho saputo che, purtroppo, al “Cortellona” dal 13 febbraio 2020 alla data odierna ci sono stati ben 20 decessi (su 60 ospiti). So anche del ritardo della distribuzione dei cosiddetti Dip (Dispositivi di protezione individuale) al personale. Solo dall’8 marzo in poi si è provveduto a parte del fabbisogno. In precedenza era stato dato qualcosa, ma le maschere monouso e le tute, essendo scarse, dovevano essere lavate alla sera a cura dello stesso personale. Un altro pericolo è dato dalla scelta scellerata della Regione Lombardia di mettere pazienti subacuti e postricovero per Covid-19 all’interno delle Rsa. Difatti al “Cortellona” sono arrivati 6 pazienti di questo tipo dall’ospedale Maggiore di Crema. Naturalmente sarebbe stato necessario utilizzare un altro tipo di struttura per questo decorso, ma, come è noto, i tagli alla sanità pubblica hanno portato a questa situazione. E’ ben vero che non bisogna diffondere il panico, ma è altrettanto vero che la realtà va affrontata per quella che è per poter mettere in atto le misure necessarie”. Altra questione è la notizia della soppressione, oltre che del Pronto soccorso a Mortara e a Mede, anche delle automediche senza neanche avvertire i Comuni interessati. Così una vasta zona viene lasciata senza adeguata protezione. Così in tutti i campi i cittadini pagano le chiusure dei servizi della sanità pubblica, i troppi luoghi di lavoro non essenziali rimasti aperti, le produzioni dei dispositivi di emergenza non più fatte in Italia.