Continua a molestare i passanti chiedendo l’elemosina, l’assessore: “Chiamate le Forze dell’ordine!”

Da tempo chiede l’elemosina a Mortara, si pensa ad un ricovero stabile. Intanto l’uomo è un volto noto tra chi frequenta piazza Silvabella e le vie del centro. È un ragazzo di giovane età, di origini straniere, in evidente stato di difficoltà, che spesso chiede dei soldi alle persone che avvicina. Ma il modo e l’atteggiamento con cui si rivolge ai passanti per domandare aiuto risulta, in alcune circostanze, intimidatorio. Tanto che molti cittadini hanno iniziato a segnalare episodi sgradevoli ai rappresentanti dell’amministrazione. Anche perché l’uomo sembra non gradire un sostegno concreto in generi alimentari. Non vuole cibo, ma pretende denaro. E certe pretese incutono paura in chi le riceve. Il “caso” è finito anche sulla scrivania dell’assessore Cristina Maldifassi che se ne sta occupando. Da una parte per dare assistenza a chi vive una situazione di disagio sociale e, in secondo luogo, per ristabilire il senso di sicurezza nei cittadini intimoriti dai comportamenti del ragazzo. La soluzione potrebbe arrivare ai primi di settembre quando potrebbe essere deciso un ricovero stabile presso una struttura specializzata. “Siamo al corrente della situazione – spiega l’assessore ai Servizi sociali Cristina Maldifassi – e il giovane è già in carico al centro psicosociale. Conosciamo nome, cognome e tutte le generalità, però le nostre possibilità di intervento sono limitate. Siamo costantemente in contatto con il centro che si occupa del ragazzo e riferiamo tutti gli episodi di cui veniamo a conoscenza. In effetti siamo consapevoli degli atteggiamenti insistenti e talvolta aggressivi del ragazzo. L’invito che rivolgo ai cittadini è quello di segnalare alle Forze dell’ordine, carabinieri oppure alla Polizia locale, qualsiasi eccesso. In caso di bisogno le autorità competenti sono a disposizione del cittadino e non bisogna aver timore nel ricorrere al loro aiuto. Allo stesso tempo è chiaro che applicare misure restrittive più drastiche è molto difficile. C’è una prassi molto rigida da seguire per poter intervenire, ad esempio, con un Trattamento sanitario obbligatorio. Inoltre un Tso non sarebbe la soluzione di un problema sociale ben più complesso che deve essere affrontato in modo professionale e specifico. Ai primi di settembre l’amministratore di sostegno chiederà al giudice tutelare il ricovero stabile in una struttura apposita”.

Luca Degrandi