Confartigianato, il futuro fa paura: il 54% delle Pmi teme di non arrivare a fine anno

La pandemia ha lasciato una ferita aperta nella piccola impresa. Se già la situazione non era rosa e fiori prima del Covid, ora l’imprenditoria guarda all’immediato futuro con un certo timore.

Secondo un’indagine di Confartigianato, il 54,2% delle Pmi della provincia di Pavia nutre preoccupazione per la propria attività tanto da temere di non riuscire a superare la prima metà dell’anno in corso. Va tenuto conto che queste Pmi, che oggi si trovano davanti un mercato che risente ancora delle limitazioni per il contenimento della pandemia, avrebbero quasi certamente ancora spazio nel mercato post pandemia.

A spingere il pessimismo sono la domanda interna debole e in trasformazione, il calo del potere d’acquisto dei consumatori e l’alternanza continua chiusure e aperture.

La cura? Gli interventi attuati dal Governo per favorire il ritorno alla cosiddetta “normalità”.

Le Pmi, travolte come tutte le imprese dallo tsunami pandemico, hanno lasciato sul terreno il 26,5% del fatturato nel periodo 2020-2019. Una flessione che ha aumentato di riflesso l’incertezza tra gli imprenditori, tanto che il 53,5% delle imprese non riesce a quantificare i tempi di recupero dei livelli di fatturato pre-pandemia.

L’aspetto positivo è la resilienza dimostrata dalla maggior parte degli imprenditori intercettati dal sondaggio dal quale si evince che il 72,2% intende affrontare i prossimi mesi introducendo almeno un cambiamento. In particolare: ampliamento del numero di committenti (54,6%), produzione di nuovi beni e offerta di nuovi servizi (45,1%), attivazione di nuovi canali di vendita (38,8%) e diversificazione della produzione (35,2%).

“Un indicatore importante della voglia di ripresa, che indubbiamente c’è, anche se è fondamentale che venga sostenuta nel modo giusto, con concretezza e nell’immediato” è il commento di Luigi Grechi (nella foto), presidente di Confartigianato Lomellina.

Anche l’occupazione mostra segni di sofferenza. Ad oggi sono 230mila gli occupati in provincia di Pavia, 9mila in meno rispetto al 2019 (-3,7%, un dato peggiore rispetto alla media lombarda). Male la componente dipendente che perde 12mila unità, regge quella indipendente (in crescita di tremila unità).

Gli occupati si concentrano maggiormente nelle Pmi dei settori commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli (21,2% totale); attività manifatturiere (18,8%); costruzioni (11,5%); attività professionali, scientifiche e tecniche (10,4%), attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (9,8%) e sanità e assistenza sociale (6,9%).

La criticità è evidente e deriva dal preoccupante fenomeno del mismatch occupazionale, al quale reagire mettendo in campo tutte le azioni necessarie per far incontrare il prima possibile, e in modo chirurgico, domanda e offerta di lavoro con l’obiettivo di non ingigantire il disagio sociale. E, al contempo, per consentire alle aziende di acquisire le professionalità necessarie al proprio sviluppo.

“Ci stiamo muovendo in questa direzione: in Lomellina sta per aprire i battenti un Its con indirizzo meccatronico, ed è un primo passo. Mi auguro che questa azione, insieme alla sempre maggiore sinergia tra mondo del lavoro e della formazione, possa mettere un freno ai fenomeni della disoccupazione giovanile e della carenza di professionalità da inserire nelle imprese”, commenta Grechi, che chiede in tal senso l’attivazione a livello provinciale un tavolo di monitoraggio permanente, che sappia non solo mappare il bisogno, ma lo sappia addirittura anticipare.

“Non dimentichiamo che una quota rilevante del Pnrr riconduce alla transizione ecologica: arriveranno risorse sul territorio che il territorio – e non solo le singole Pmi – dovrà essere pronto a intercettare, con azioni sistemiche, in grado di costruire filiere green - è l’opinione di Luigi Grechi, che ricorda come gli indicatori della provincia di Pavia, e i settori che ne trainano l’economia in Lomellina , mostrino da anni una sofferenza nel confronto con le altre province lombarde - Per questa ragione è opportuno non perdere le prime carrozze del nuovo treno”. Meglio trainare, partire per primi e farsi trovare preparati all’arrivo degli stanziamenti economici.