Come curarsi... in attesa del vaccino. Parla il medico Eugenio Gandolfi

MORTARA - Tra le diverse notizie sulla ricerca del vaccino e la sperimentazione sul campo di numerosi farmaci che possano contrastare la malattia, viene da chiedersi cosa sia necessario raggiungere prima per poter ritornare il più presto possibile alla libertà. “Bisogna tenere presente che, nella guerra contro questo virus, il vaccino è il punto d’arrivo – spiega il dottor Eugenio Gandolfi (nella foto) – Ad oggi ci sono almeno venticinque ricerche attive, ma ai gruppi più vicini ad arrivare al un risultato mancano ancora da sei mesi ad un anno di lavoro. In questo momento però non è che la medicina non sta facendo nulla per contrastare la malattia. I malati si stanno curando con farmaci che derivano da strategie ancora però sperimentali”. Dall’inizio dell’epidemia infatti si è sentito parlare di Plaquenil, un farmaco antimalarico la cui somministrazione è stata ammessa dall’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, in associazione al bisogno con un certo tipo di antibiotico, di eparina, per cui le prime segnalazioni di effetti benefici riscontrati sui pazienti sono partite addirittura dalla Cina, o ancora della terapia con anticorpi monoclonali usata già per l’artrite reumatoide. Tutte strade queste che vengono percorse da diversi ospedali nella lotta contro il virus, ma che sono ancora in fase, per così dire, di “collaudo” sotto stretta valutazione medica. “L’ultima strategia di cui si sente molto parlare negli ultimi giorni e che sta avendo risultati secondo me sufficientemente buoni è il trattamento del malato con anticorpi prodotti da altri pazienti completamente guariti, ma anche per questa si tratta ancora solo di dati in sperimentazione – conclude il medico, che poi chiarisce – ciò che sta creando confusione al momento, secondo me, sono i pareri di tutti gli specialisti che esprimono la loro opinione nei vari canali di informazione, senza però mai mettersi d’accordo. Così, le informazioni che arrivano al cittadino continuano ad essere contrastanti”.

Beatrice Mirimin