Clir nella bufera: conti in rosso e bollette in aumento, i sindaci rifiutano il contratto-matrimonio

Come spesso accade, i sindaci hanno deciso di non decidere. Così l’assemblea del Clir, che si è svolta giovedì 2 luglio presso l’auditorium di Mortara, si è conclusa con il più classico nulla di fatto. La soluzione più comoda per evitare lo scontro. Se ne riparlerà tra una decina di giorni quando l’assemblea sarà convocata nuovamente per trovare la quadra sul contratto di servizio. E’ questo il primo scoglio da superare. Infatti non tutti i sindaci sembrano disposti a scommettere sul rilancio del Consorzio. Sono evidentemente riluttanti a sposare la causa attraverso la stipula di un nuovo contratto. D’altra parte l’azienda naviga in un mare in tempesta: il bilancio fa acqua da tutte le parti, con una perdita di esercizio di 572mila euro, e con parte della ciurma (i sindaci) pronta all’ammutinamento. Così, per evitare lo scontro, la scelta è stata quella di rinviare la resa dei conti. E sono proprio i conti a non tornare. Il 2020 rischia di chiudersi con una perdita di esercizio superiore a quella già disastrosa registrata nel 2019. Addirittura ben oltre i 600mila euro. Le azioni correttive presentate dal consiglio di amministrazione presieduto da Federica Bolognese passano attraverso la presentazione di un piano industriale. Però questo può essere stilato solo alla luce di contratti certi, sottoscritti dai clienti. Ovvero dai Comuni. “Questa situazione assomiglia molto al cane che cerca di mordersi la coda – commenta il sindaco di Mortara Marco Facchinotti – infatti alcuni colleghi non vogliono firmare il contratto di servizio senza avere una chiara idea del piano industriale. Allo stesso tempo il Clir non può farne uno senza potersi basare su entrate certe e definite proprio attraverso il contratto di servizio, che manca. Penso che sia interesse di tutti arrivare in fretta ad un accordo. In questo ulteriore tempo che ci siamo presi, i sindaci che hanno chiesto ulteriori chiarimenti avranno modo di valutare tutta la nuova documentazione fornita da Clir”. Chi non crede più nell’azienda con sede a Parona dovrebbe quindi dirlo chiaramente. E subito. Allo stesso tempo da parte del Clir i sindaci si aspettano informazioni precise sul futuro del servizio. E’ certo che il Clir non è in grado di recuperare il risultato di gestione unicamente operando sul taglio dei costi. Inevitabile la revisione, verso l’alto, della tariffa applicata ai Comuni. Che tradotto nella pratica significa una bolletta rifiuti più cara pagata da tutti i cittadini. A rendere più pesante la Tari c’è l’incremento del costo dello smaltimento e lo svolgimento del servizio di raccolta a macchia di leopardo. Serve uniformare il metodo di raccolta. Il porta a porta è un sistema più economico rispetto al cassonetto, che ancora è il metodo usato in diversi Comuni.

Luca Degrandi