Clir: il piano per salvare l’azienda c’è, adesso serve la volontà dei sindaci

Il piano industriale per raddrizzare il Clir c’è, la volontà politica un po’ meno. Sabato prossimo, 17 aprile, sarà il giorno della verità: l’assemblea dovrà decidere se approvare il piano industriale “salva Clir” oppure procedere verso la messa in liquidazione della società.

Lunedì scorso, intanto, si è svolto un incontro online tra i consiglieri regionali del territorio, i membri del Cda di Clir, il direttore Emilio Lorena, il legale Flavio Crea, Pietro Griffini (Esperto di crisi e ristrutturazione aziendale) e alcuni sindaci del territorio tra cui Mede, Lomello e Dorno. Assente Mortara. Ruggero Invernizzi (Forza Italia), Roberto Mura (Lega), Simone Verni (M5s) e Pep Villani (Pd), rappresentanti del territorio lomellino in Consiglio regionale, hanno raccolto le istanze del Cda e hanno assicurato il loro impegno nei confronti dell’azienda e del territorio. Inoltre potrebbero esercitare una significativa “moral suasion” nei confronti di A2A, il più grande creditore del Clir attraverso Lomellina Energia.

Il Cda, presieduto da Federica Bolognese, arriverà in assemblea con il piano, elaborato dallo Studio Griffini, che illustra come raggiungere l’equilibrio economico. Clir è attualmente esposto in maniera significativa con le banche, Teknoservice e Lomellina Energia: se la politica regionale riuscisse a convincere Lomellina Energia a dilazionare il pagamento del debito in due anni, il piano di ristrutturazione aziendale filerebbe liscio come l’olio.

Il piano prevede anche il pensionamento del “sacco rosso”, la raccolta multimateriale che raggruppa carta, plastica e metalli leggeri.

Una scelta che all’epoca dell’adozione del “sacco rosso” aveva portato dei benefici, ma che oggi si rivela antieconomica. L’altro step prevede la standardizzazione del sistema di raccolta, un’opportunità che deve però trovare il gradimento dei clienti-soci, ma che sicuramente inciderebbe in maniera positiva sui nuovi costi che l’azienda sarà chiamata a sostenere.

Il piano di ristrutturazione elaborato dallo Studio Griffini poggia sulla diminuzione dei ricavi legata alla scelta fatta negli ultimi mesi da diversi soci che hanno deciso di affidare il servizio, pur restando soci, a terzi. In soldoni, la scelta di questi Comuni ha portato ad una contrazione del fatturato.

Per il futuro dovrebbero essere previste le tariffe del Pef 2020, con la tariffazione Arera, prevedendo un aumento dell’1,6% legato alla svalutazione monetaria.

Clir, inoltre, passa da una popolazione servita di 70mila unità a 50mila abitanti. La riduzione di territorio servita conduce anche ad una valutazione dell’organico in forza alla società. Non sarebbe prevista nessuna riduzione del personale operativo, ma il Clir ha in pancia anche 12 dipendenti amministrativi: in questo caso la struttura aziendale si dimostra sovrabbondante rispetto alle reali necessità della società. Inoltre gli stipendi sarebbero sopra la media.

Il piano prevede poi la riduzione degli interessi passivi, liberando risorse finanziarie per far diminuire l’esposizione di cassa.

Dal punto di vista economico, il Clir dopo la ristrutturazione firmata dallo Studio Griffini prevederebbe una perdita nel 2021, una leggera contrazione nel 2022, mentre il segno più tornerebbe a farsi vedere nel 2023 quando la società potrebbe tornare a produrre utili.

Quel che serve è ora la volontà politica di proseguire il cammino tracciato dallo studio Griffini. Ma qualche sindaco avrebbe non poche difficoltà a votare favorevolmente il piano Griffini trincerandosi dietro al fatto che si presenterebbe in assemblea col mandato del proprio Consiglio comunale per votare la messa in liquidazione della società.

E’ evidente che se viene accolto il piano di ristrutturazione aziendale verrebbero meno le condizioni per chiudere baracca e burattini.

Una soluzione potrebbe essere quella di sospendere nuovamente l’assemblea per dare ai Comuni la possibilità di tornare in Consiglio comunale con il piano Griffini.

Ma c’è anche chi fa notare che le delibere dei vari Consigli comunali sono arrivate prima dell’ultima assemblea del Clir, quasi a dire che qualche Comune aveva già le idee chiare… Chiaro come il fatto che non si sono mai verificate le condizioni per deliberare “con somma urgenza” l’affidamento del servizio di raccolta rifiuti ad altri soggetti.