Clir, conti da incubo: il 2019 chiude a meno 600mila euro. Il 2020 rischia di andare peggio

Il rosso non è solo il colore del “sacco unico”, ma anche quello dei conti del Clir. La società, infatti, secondo indiscrezioni avrebbe chiuso il 2019 con un passivo di circa 600mila euro. Ma non solo, le perdite sembrano riproporsi anche nei primi mesi del 2020, tanto che a fine aprile i conti del Consorzio sarebbero in rosso di altri 500mila euro. Numeri che ovviamente non vengono confermati, ma nemmeno smentiti, dalla presidente Federica Bolognese. “Il consiglio di amministrazione si riunirà nei prossimi giorni, verosimilmente tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima, qui verrà presentato il bilancio. – spiega la presidente – Entro il mese di luglio, poi, verrà sottoposto all’assemblea dei soci. Al momento, dunque, non posso esprimermi sui numeri del bilancio dello scorso anno”. Bocche serrate, ma dagli spifferi della società i numeri sono filtrati. Tanto da scatenare qualche mal di pancia tra i sindaci dei Comuni soci. Il futuro del Clir quale sarà? Il cda pensa al presente e per raddrizzare la rotta ha assunto Emilio Lorena, fratello del sindaco di Parona, come direttore operativo: è in carica dal 1 aprile e segue l’area tecnica, il personale, gare e appalti. “Le idee per sistemare la situazione non mancano e il cda lavorerà di concerto con l’assemblea dei soci. – chiarisce Federica Bolognese – Un ritocco delle tariffe? Più che altro si può valutare di anticipare l’applicazione delle tariffe Arera, che saranno obbligatorie dal 2021, già dall’anno in corso. Questa è solo una delle idee che dovranno essere prese in considerazione dal cda in accordo con i sindaci”. Arera è l’acronimo di Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente e svolge attività di regolazione e controllo nei settori dell’energia elettrica, del gas naturale, dei servizi idrici, del ciclo dei rifiuti e del telecalore. I costi saranno valutati su parametri a livello nazionale e il nuovo sistema Arera valorizzerà gli investimenti. Si tratterà dunque di un metodo univoco e, nel caso del Clir, sarà parametrato, ad esempio, su ogni Comune in base al numero di abitanti e allo smaltimento. E proprio il Clir è chiamato a fare i conti con i costi sempre crescenti dello smaltimento. “Chiaramente questo rappresenta una voce importante nel capitolo dei costi, ma questo non è un problema solo per il Clir. – precisa la presidente Bolognese – Il verde, ad esempio, costa troppo: in questo caso stiamo parlando del verde “sporco” che ha costi di gestione davvero elevati. Basti pensare a tutto quello che viene buttato nei cassonetti del verde, dove i nostri operatori trovano rifiuti di ogni genere. Per questo motivo valuteremo di estendere la modalità porta a porta anche per la raccolta del verde”. E sono anche queste azioni che incidono sul bilancio della società. Il Clir valuta anche la bozza di un contratto di servizio da sottoporre ai Comuni. Al momento sono sette quelli legati da un rapporto contrattuale con il Clir: Mortara, Mede, Dorno, Sannazzaro, Ottobiano, Galliavola e Scaldasole. Gli altri municipi danno l’affido diretto, ma il contratto di servizio è quanto richiesto anche dalla legge Madia per tutelare sia la società che i soci. “Lavoreremo al piano industriale già avviato dal cda guidato da Manuel Elleboro che prevede un’azione di risanamento. – puntualizza la presidente – Tra le ipotesi al vaglio c’è anche l’estensione del sacco rosso unico ad ulteriori Comuni. E poi siamo costretti a fare i conti anche con il lockdown: la chiusura della Cina ci penalizza, ad esempio, per quanto riguarda la carta. Prima la compravano, adesso sembra quasi che bisogna pagare per… venderla”. Tra le incognite che in passato gravavano sui conti del Clir pesava anche la morosità dei Comuni. Molti soci, infatti, avevano il vizietto di non pagare le fatture. Un’abitudine caduta in disuso dalla gestione Elleboro, quando l’azione del Clir è diventata più pressante almeno per quanto riguarda il recupero crediti. Oggi infatti i ritardi sono “fisiologici” e non impattano più di tanto sui conti. Insomma, almeno una buona notizia c’è: prima qualche sindaco criticava e non pagava, oggi almeno paga e critica.