Clir: assemblea sospesa, si decide il 16 gennaio. Ma tutti gli indizi portano verso il fallimento

MEDE - La strada imboccata sembra quella del non ritorno. Ottimismo di facciata, ma sotto sotto c’è chi spera di chiudere il Clir in un amen e di appaltare il servizio della raccolta rifiuti ad altri. Ma chiudere il Clir vorrebbe dire anche far fronte ai debiti della società e soprattutto pensare al destino di quella cinquantina di dipendenti in servizio all’azienda.

Sabato scorso, al Besostri di Mede, è andato in scena quello che potrebbe essere il penultimo atto del Clir. L’assemblea dei soci, ancora una volta, ha rimandato la decisione. Questa volta al 16 gennaio. Tra i motivi della richiesta anche il fatto che i Comuni (soci dell’ex consorzio) non hanno ancora deliberato recependo l’aumento delle tariffe già dal 2020. I consigli comunali sono tutti convocati entro la fine dell’anno.

E non è poi così scontato che i consigli comunali approvino l’aumento delle tariffe. Anzi, già al termine dell’assemblea di sabato scorso c’era qualche sindaco che, ben lontano da taccuini e microfoni, si pronunciava in maniera piuttosto netta: il bilancio 2019 non sarà approvato. Affermazione suffragata dalla contrarietà dei soci che serpeggia nel sottobosco della politica locale. Mentre i consigli comunali si riuniranno c’è chi vorrebbe programmare uno o più incontri, ovviamente informali, per discutere della situazione. Chiaramente non si pensa al salvataggio, ma alla chiusura dell’azienda. La preoccupazione di qualche sindaco è legata soprattutto al futuro dei dipendenti e della esposizione del Clir con banche e fornitori. Oltre, sia chiaro, a cercare di capire cosa rischiano i Comuni nei panni di soci dell’azienda. Cosa, a molti, ancora non troppo chiara.

Sembra quasi che i sindaci abbiano scoperto soltanto sabato 19 dicembre che il Clir avesse debiti per una cifra imprecisata che oscilla pericolosamente tra i 5 e i 7 milioni di euro. Un debito che comprende anche i mutui contratti negli anni e che non si è venuto a creare negli ultimi 12 mesi. Ergo le acque hanno iniziato ad intorbidirsi già in passato, proprio quando gli stessi sindaci hanno votato i bilanci senza colpo ferire. Ora, improvvisamente, scoprono che le cose non vanno. E che tutto rischia di saltare. O meglio, ora che tutto sta saltando per aria.

Sabato scorso i sindaci hanno sottoscritto un documento che sottolineava elementi preoccupanti di crisi aziendale, “in particolare un andamento economico della gestione negativo e una struttura patrimoniale da riequilibrare”. Nello stesso testo, i soci prendono atto della situazione e chiedono al Consiglio di amministrazione “che le misure indicate siano contemplate in un piano di risanamento, comunicato alla Corte dei Conti, che contempli il raggiungimento dell’equilibrio finanziario entro tre anni”. Questo vuol dire che i Comuni che non hanno ancora un contratto di servizio lo sottoscriveranno per i prossimi tre anni? I sindaci sottoscrittori non lo specificano nel documento approvato. Ma tra gli spifferi circola anche la voce che uno dei soci che ha firmato la proposta, avrebbe un debito nei confronti del Clir di 100mila euro. Intanto non paga e punta l’indice…

L’assemblea si conclude così senza concludersi, ma con la sospensione e la ripresa fissata appunto per il 16 gennaio. Intanto nel pomeriggio di ieri, martedì 22 dicembre, si è riunito il Consiglio di amministrazione che proverà a esaudire le richieste dei soci presentandosi nel “secondo tempo” con una proposta. Già, ma come? Solo 8 Comuni hanno sottoscritto il contratto di servizio e due di questi, Sannazzaro e Dorno, l’hanno in scadenza nel 2022: lo rinnoveranno? E gli altri Comuni sprovvisti di contratto ne sottoscriveranno uno? Sarebbero elementi importanti per stilare un piano economico preciso e dettagliato, altrimenti i sindaci potrebbero cassare nuovamente la proposta ribadendo che anche il nuovo piano non sarebbe suffragato da misure sostenibili. Per stilare questo piano, inoltre, il Cda deve necessariamente lasciare che i Comuni approvino o meno l’aumento delle tariffe per il 2020. Quanti approveranno e quanti bocceranno l’aumento? E ancora: quanti Comuni appalteranno il servizio ad altri senza rinnovare l’accordo con Clir? Anche questo è un dato imprescindibile per stilare un piano puntuale per la gestione dei costi aziendali.

Tanti, forse troppi, interrogativi buttati sul tavolo di un Cda che, non è da escludere, potrebbe anche presentare immediate dimissioni qualora il 16 gennaio i sindaci non dovessero approvare il bilancio. Dimissioni che, secondo i beninformati, sarebbero momentaneamente congelate dalla assemblea “sospesa”. Di certo i dubbi e gli interrogativi del Clir pesano sui sindaci, ma soprattutto su quei 50 dipendenti, e di conseguenza su quelle 50 famiglie, che potrebbero trovarsi senza un lavoro. E lo spettro della cassa integrazione incombe.