Cinghiali: un pericolo per auto e agricoltura, ma per il Wwf l’abbattimento non è la soluzione

MORTARA – Nel contenimento dei cinghiali, sempre più numerosi nelle nostre campagne (e sulle strade) si starebbe sbagliando tutto. “Non esistono tecniche precise di censimento dei cinghiali. I dati che si leggono a livello nazionale non hanno alcun fondamento”. I branchi di cinghiali che, sempre più numerosi, si aggirano per le nostre campagne rappresentano un problema. L’ultimo avvistamento risale allo scorso fine settimana tra Zeme e Valle. L’automobilista è riuscito a frenare in tempo. “Ma gli abbattimenti controllati, come vuole Regione Lombardia, non sono certo la soluzione. Vengono fatti tutti gli anni, eppure se ne parla ancora”. Parla Riccardo Ferlin, vicepresidente del Wwf Lodigiano-Pavese e membro della consulta faunistico-venatoria territoriale di Pavia e Lodi. “L’incremento dei cinghiali – è l’intervento di Ferlin – è innegabile. Ma pochi evidenziano le colpe dell’uomo: la sempre crescente frammentazione dei corridoi biologici causa sempre più difficoltà di spostamento della fauna selvatica nel nostro territorio, lo smaltimento illegale di rifiuti e carcasse di animali attraggono i cinghiali e i lupi vicino a case e allevamenti. Inoltre in periodo di caccia gli animali fuggono dagli spari, causando incidenti. Uccidendo, tramite la caccia in braccata (quella più frequente), gli animali più grossi viene meno il controllo sociale degli adulti. Così gli individui giovani si riproducono prima e la fertilità aumenta perché sono disponibili più risorse. Di conseguenza il numero degli animali cresce e gli esemplari giovani, senza la “guida” degli adulti, fanno anche più danni alle colture”. Quali soluzioni, dunque? Secondo Ferlin, ambientalista navigato, bisogna fermare i ripopolamenti illegali di cinghiali a scopo venatorio, e si deve porre fine al foraggiamento (sempre di frodo) della fauna selvatica. E, soprattutto, stop alla caccia in braccata. “Bisogna, inoltre – prosegue il vicepresidente del Wwf Lodigiano-Pavese – adottare misure di prevenzione dei danni alle colture ed operazioni di controllo. Queste ultime potranno essere effettuate solo da personale pubblico opportunamente formato. Inoltre è necessario migliorare la segnaletica stradale nei punti più critici e, soprattutto, abbassare e far rispettare i limiti di velocità”. Le domande da porsi riguardano come l’uomo tratta gli animali, e quanti danni abbiano fatto i ripopolamenti non autoctoni, con animali importati dall’estero. Ma senza una riforma della Politica Agricola Comune, auspicata da Ferlin, sarà difficile che cambino veramente le cose.

Davide Maniaci