Chiude lo storico ristorante della famiglia Romè, rifugio preferito di Roberto Baggio

MEZZANA BIGLI – Il ristorante era aperto dal 1864, ma deve arrendersi alla pandemia. Romè era un locale storico, vecchio stile, in grado di gestire centinaia di coperti a settimana. I titolari hanno presentato nei giorni scorsi al Comune i moduli per la chiusura. Era impossibile continuare con l’asporto in una frazione, Casoni Borroni, di 90 abitanti e con la formula del menù fisso. Per sopravvivere serviva che tutti gli abitanti della frazione andassero tutti i giorni a pranzo e a cena, e forse non sarebbe servito comunque. Romè è un luogo leggendario per molti motivi: in primis la longevità. Centocinquantasette anni di attività ininterrotta. Inoltre l’ex calciatore Roberto Baggio, campione della Nazionale italiana, lo cita nella sua autobiografia. Da decenni è il suo “buen retiro”, scoperto ai tempi della militanza nella Juventus. Un’amicizia coi gestori che continua tuttora, iniziata per la comune passione per la caccia e culminata anche con vacanze insieme. Baggio – così assicurano i titolari – ha le chiavi del ristorante Romè. Quando voleva staccare dal mondo, soprattutto durante la carriera calcistica, da Torino Milano o Brescia bastava un’ora di auto. Il 18 febbraio Baggio ha compiuto 54 anni (nella foto i festeggiamenti dopo uno dei tanti premi). Purtroppo non ha potuto spegnere le candeline “al solito posto”. “Non immaginate nemmeno il dispiacere – dice Massimo Romè, rappresentante dell’ultima generazione – nell’annunciare questa decisione. Magari tra qualche anno potremo riparlarne, quando si tornerà a mangiare senza distanziamento, senza restrizioni. Fino a un minuto prima noi dobbiamo dare forfait. Abbiamo un’azienda agricola a riso e mais, andremo avanti con quella. Di sicuro non sarà facile gestire il tanto tempo libero che, con gioia, prima dedicavamo ai clienti”. Quella di Romè non è una situazione unica: coinvolge tante altre trattorie di una volta. La formula coi vassoi dove ognuno si serve è proibita dalle normative anti-Covid, così come i carrelli dei bolliti o degli arrosti. Tutto è considerato alla stregua di “buffet”, quindi proibito.

Davide Maniaci