Ceretto: la solidarietà dei sindaci non basta, commissariamento per le spese dei minori in affido


CERETTO – “Vi ringrazio molto, perché con voi oggi qui non mi sento più solo. Il problema che analizziamo, oggi è successo a me, ma va affrontato perché potrebbe capitare lo stesso a ciascuno di voi. Non ve lo auguro”.

A Ceretto non si erano mai visti così tanti sindaci. Hanno risposto all’appello di Giorgio Guardamagna, sindaco di Mede, trentadue amministrazioni comunali tra primi cittadini, assessori o consiglieri delegati. Un numero che da solo basta a sottolineare quanto il dissesto del Comune riguardi da vicino tutti i centri lomellini.

Sindaci e amministratori si sono ritrovati lunedì mattina, 8 agosto, per portare la loro solidarietà al collega Giovanni Cattaneo. Il suo Comune ha dichiarato dissesto finanziario in occasione dell’ultima seduta del Consiglio comunale dello scorso 29 luglio. La delibera diventerà esecutiva venerdì, 12 agosto, mettendo in moto così il meccanismo di legge che porterà inevitabilmente al commissariamento.

Nonostante i ripetuti e tempestivi appelli, le casse del paese non sono più in grado di sostenere i costi di mantenimento di tre sorelle minori in affido, pari a 85 euro al giorno. Per ciascuna di loro. Calcolatrice alla mano il conto annuale è di 93mila euro.

Una somma impossibile da racimolare nonostante il primo cittadino del paese le abbia provate tutte. Così il messaggio lanciato dall’aula consiliare cerettese lunedì mattina prende la strada che porta alle Istituzioni, con un appello affinché la normativa riguardante la delicata questione dei minori in affido non gravi esclusivamente sulle amministrazioni comunali, soprattutto per i piccoli paesi come Ceretto, che non arriva a 200 residenti.

Tra i promotori principali della manifestazione di solidarietà di lunedì, il sindaco di Mede, Giorgio Guardamagna, che ha esteso il caso del collega cerettese a una dimensione nazionale.

“Il nostro compito è rompere le scatole – ha incalzato – perché quello di cui parliamo non riguarda certo soltanto Ceretto, o la Lomellina, ma tutta Italia. Il sindaco Giovanni Cattaneo è stato di fatto esautorato, defenestrato dal suo ruolo, nonostante fosse stato scelto in maniera democratica dai suoi concittadini. Alziamo la voce, come lomellini, affinché il grido di dolore dei piccoli Comuni dei territori non risulti ancora una volta insensibile a chi ha il compito di decidere”.

E soprattutto cambiare delle regole definite assurde, così come descritte dal primo cittadino medese, che porteranno il Comune al commissariamento. Un rischio al quale tutti i sindaci sono esposti e che per scongiurarlo definitivamente necessita di un intervento da parte dello Stato, affinché faccia la sua parte. “Attraverso un percorso responsabile e condiviso” – ha concluso Guardamagna.

“Mi auguro che questo incontro, - si è rivolto così ai colleghi il protagonista, suo malgrado, della triste vicenda, Giovanni Cattaneo - possa servire a cambiare le regole e che con il mio caso si possa arrivare a far capire a chi decide che qualcosa va cambiato. Spesso sento dire e leggo che gli amministratori della Lomellina non sono uniti, a differenza delle altre zone. Oggi la vostra presenza massiccia a Ceretto dice il contrario e voi tutti sindaci qui presenti ne siete la dimostrazione. La parola dissesto incute grande timore tra noi amministratori quando viene pronunciata. Perché come sappiamo equivale al fallimento del Comune. Io convivo con questa parola da quando, a marzo 2018, tre bambine, all’epoca di 11, 9 e 7 anni sono state allontanate dalla famiglia e messe in una struttura. Questa famiglia italiana è arrivata in paese un anno prima, e dopo poco tempo, sono cominciati i problemi del nucleo familiare”.

In seguito a una denuncia fatta dalla madre ai carabinieri, infatti è partito l’iter previsto dalle attuali normative, con la segnalazione al Tribunale dei minori di Milano e agli assistenti sociali. Il Tribunale è stato velocissimo a decidere.

“Da un giorno all’altro mi hanno chiamato, - prosegue Giovanni Cattaneo - dicendomi che le ragazze andavano allontanate immediatamente dai genitori. Non potevo crederci, per il Comune di Ceretto cominciavano i guai. Perché io l’ho sempre detto e lo ripeto: a me è sempre dispiaciuto per le ragazze e per il trauma che hanno subito. Però non trovo giusto che sia il Comune di residenza ad occuparsi di tutte le spese. Ottantacinque euro al giorno, a testa. Era questa la spesa da sostenere. Siamo andati subito a segnalare il nostro caso alla Corte dei conti a Milano, dicendo che noi non riusciamo a sostenere le spese. Sapete qual è stata la risposta? Le spese per il sociale vanno pagate prima di tutte le altre”.

E per un Comune di 200 abitanti, dove non sono presenti fabbriche o attività artigianali, è difficilissimo.

“La nostra maggiore entrata è l’Imu, che si è ridotta parecchio dal 2016, da quando la legge ha esentato il pagamento per la prima casa e per l’Imu agricola. La mancata entrata dell’Imu ci viene poi data dallo Stato tramite il ristoro”.

Un’altra entrata è il Fondo di solidarietà comunale, che viene erogato ogni anno. Il Comune di diritto percepisce all’anno 36mila 628 euro.

“Facendo una ricerca – continua il sindaco - ho guardato anche altri Comuni e ho notato che due Comuni qua vicino, di cui non faccio il nome perché sono qua oggi a portare solidarietà e non mi sembra corretto nominare, percepiscono 76mila euro con 280 abitanti e 50mila con 90 abitanti. Quindi ho pensato che avessero sbagliato il conto per quanto riguardava Ceretto. Abbiamo scritto al Ministero, senza avere risposte. Ho sollecitato anche un onorevole lomellino, Marco Maggioni, che si è informato. La risposta del Ministero è stata che il calcolo viene fatto anche in base al reddito pro capite delle famiglie e a Ceretto è alto (come dire che abbiamo tante famiglie ricche!), ma in realtà non mi sembra così e il dubbio rimane”.

A Ceretto la spesa annuale di 93mila euro per il primo anno e mezzo è stata rimborsata al 50 per cento da Ats,

“Rientravamo nella cosiddetta misura 6 – spiega Giovanni Cattaneo -. Poi questa misura è stata tolta per l’altro anno e mezzo. Tramite i Piani di zona avevamo il Fondo sociale regionale, come viene erogato a tutti gli altri Comuni. Nel 2021, siamo riusciti ad avere tramite i Piani di zona di Vigevano, e qui ringrazio il sindaco Andrea Ceffa e tutti i sindaci che in assemblea si sono espressi a favore, un aiuto extra derivato dai residui del Fondo sociale regionale e destinato ai Comuni più piccoli in difficoltà. E abbiamo avuto 34mila euro”.

Ma nonostante questi ulteriori aiuti, i conti continuano a non tornare.

“Il problema è strutturale, perché ci sono sempre meno risorse a fronte delle spese in continuo aumento. Certamente le spese per le minori hanno contribuito a peggiorare la situazione”.

Già da tempo l’amministrazione cerettese aveva tagliato più possibile: innalzamento dell’addizionale comunale Irpef, adeguamento nella misura quasi massima delle aliquote Imu, eliminazione di tutte le quote di abbonamento, alle varie associazioni, rinuncia da parte di sindaco e di tutti i consiglieri comunali al gettone di presenza delle sedute consiliari fino al 31 dicembre 2021 e solo di quelli di maggioranza dal 1° gennaio 2022, eliminazione del servizio trasporto scolastico, eliminazione del servizio trasporto anziani presso le strutture sanitarie per sottoporsi a visite, riduzione della percentuale di compartecipazione del servizio di segreteria convenzionata, distacco presso una società partecipata dell’unico dipendente comunale addetto all’area manutenzione, provvedendo quindi al taglio del verde da parte degli amministratori.

“Abbiamo anche pensato – svela il sindaco - di attuare una procedura di riequilibrio pluriennale, ma anche questa non risolve la nostra situazione”.

A marzo 2021 le tre ragazze sono andate in affido a una famiglia. Le spese per l’affido prevedono una quota alla famiglia (3360 euro) e una quota al Centro affidi (6700 euro).

“Nel 2021 è stato istituito un contributo dallo Stato che ci ha coperto le spese per l’affido. Tutti gli anni il Decreto va rifatto. Per l’anno 2021 è stato fatto. Per il 2022 a oggi non si sa ancora. In ultimo a febbraio 2022 siamo andati anche in Regione a parlare con l’assessore agli Enti locali Sertori. Però di contributi per la parte corrente non ne danno. I contributi ci sono per i lavori. Vi faccio un esempio che è qua da vedere. Vedete la nostra aula consiliare? Fino all’anno scorso c’erano dei vecchi tavoli e delle vecchie sedie. L’anno scorso tramite un bando regionale che permetteva l’acquisto di mobili, l’abbiamo rinnovata con tavoli e poltrone. Visto che c’era il fondo ne abbiamo approfittato, ma avrei preferito poter usare quei soldi per far quadrare il bilancio e tenermi i vecchi tavoli”.

La soluzione prospettata dalla Regione è stata quella di costituire un’unione di Comuni, composta da almeno tre Comuni. Per Cattaneo non è stato semplice trovarne altri due disponibili. Nella terra del riso non sono molto diffuse. E nemmeno ben viste dagli amministratori locali.

“Se un Comune è sano – riflette Giovanni Cattaneo - è difficile che vada a costituire un’unione. Sono riuscito ad avere il parere favorevole di altri due sindaci amici, che ringrazio, Gabriele Bonassi di Castelnovetto e Margherita Tonetti di Langosco. Purtroppo però le tempistiche per la costituzione non sono proprio immediate e noi avevamo bisogno di contributi già da quest’anno”.

Entro il 31 luglio, infatti, andavano approvati in Consiglio comunale gli equilibri di bilancio.

“Che non avevamo – conclude il sindaco di Ceretto - nonostante il nostro bilancio non avesse anticipazioni di cassa, mutui in corso e debiti fuori bilancio. E da lì la decisione di dichiarare il dissesto. Dispiace perché già da tanto tempo avevamo sollevato il problema coi minori, e come noi tanti altri di voi, avevamo cercato di dare visibilità all’argomento, con scarsi risultati. Invece se c’è il dissesto c’è più clamore mediatico. Perché si da risalto alle notizie brutte. Ieri ero sui siti dei maggiori quotidiani nazionali”.

Di certo avrebbe preferito non godere di tutta questa notorietà e continuare ad amministrare il suo piccolo paese. E nemmeno rappresenta una piena consolazione, seppur graditissima e apprezzata, non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello umano, la solidarietà dei sindaci che hanno preso la parola in suo sostegno. E che rischiano sostanzialmente di andare incontro al medesimo destino. In particolare situazioni simili stanno accadendo anche a Garlasco, Gambolò, Torre Beretti con Castellaro e la stessa città di Mortara.

Tra le proposte avanzate lunedì dalla sala consiliare di Ceretto, quella ad esempio di Massimo Saronni, sindaco di Zeme, che auspica la costituzione di una comunità lomellina - sulla falsa riga di quella montana già creata in Oltrepo - per far fronte a problematiche comuni e circoscritte: trasporti e sanità locali, suggerendo inoltre di investire della questione direttamente il Presidente della Repubblica, attraverso una delegazione di amministratori. Oppure l’idea di Michele Ratti, sindaco di Nicorvo: “Costituiamo un fondo, con una cifra simbolica di un euro per ciascun residente tra noi Comuni per cercare di salvare Ceretto”. Una rete solidale, insomma, che intervenga però tempestivamente. Anche se ormai sembra obiettivamente troppo tardi.

A tirare le somme anche le parole di Andrea Ceffa, sindaco di Vigevano, delegato dei Piani di zona per i territori lomellini. “Si è cercato di creare un fondo di solidarietà per i piccoli Comuni, – racconta – ma non è stato sufficiente per Ceretto. Una comunità che mi ha particolarmente colpita, così come mi ha colpito la passione di Giovanni Cattaneo e dei suoi consiglieri, che non si sono tirati indietro, ma hanno affrontato di petto la situazione, occupandosi in prima persona di alcuni interventi al paese, come il taglio dell’erba. Un esempio che, soprattutto a Roma, in tanti dovrebbero seguire…”.

E dire che le proposte dal territorio non sono mancate, come ricorda Franco Berzero, ex sindaco di Breme che in passato ha dovuto fare i conti con una situazione molto simile a quella accaduta a Ceretto.

“Eravamo in circa 150 a sollevare il problema – afferma – tra sindaci e amministratori pavesi, già nel 2020, anche grazie all’interessamento di parlamentari che avevano formulato delle interrogazioni sul tema. Ceretto è un Comune sano, eppure queste leggi hanno condotto al dissesto. La soluzione – propone Franco Berzero – è che sia il Ministero a farsi carico delle spese dei minori in affido, interamente. Questo servirebbe in primo luogo a tutelare gli stessi bambini in comunità. Sono figli dello Stato”.

Allora la proposta aveva raccolto il favore anche delle province di Pavia e di Alessandria ed anche dell’Anci nazionale e regionale. E proprio a stretto giro dalla mobilitazione di lunedì mattina è arrivata anche la presa di posizione della stessa associazione che riunisce gran parte dei Comuni italiani.

“Sulla necessità di proteggere e tutelare sempre e comunque il preminente interesse dei minori – scrive il presidente di Anci Lombardia, Mauro Guerra, prevedendo interventi adeguati nelle situazioni di pregiudizio, non si discute. Si tratta di una funzione pubblica da esercitare perseguendo l’appropriatezza e la continuità degli interventi previsti in loro favore, e i sindaci lo sanno bene. Ma non è più da tempo sostenibile che gli oneri derivanti da tale funzione debbano gravare sui bilanci comunali. Si tratta di garantire diritti fondamentali e livelli essenziali di prestazione. Come tali, devono essere garantite, come previsto dalla Costituzione, ai Comuni risorse adeguate e sufficienti. Risorse che non possono gravare solo sulle disponibilità finanziarie di ciascun Comune, ma che devono vedere l’intervento importante di un fondo statale, di uno regionale, uniti alla definizione di accordi territoriali di solidarietà tra I Comuni stessi, all’interno dei Piani di zona, per condividere il residuo carico sui loro bilanci. I diritti e servizi essenziali devono essere garantiti dalla Repubblica nel suo complesso e non possono essere scaricati come responsabilità solo sui Comuni, e su quelli più fragili in particolare. Ceretto non è un caso limite: sono numerosissimi i Comuni che, ogni anno, per far quadrare i bilanci e per garantire le spese di tutela dei minori, arrivano a tagliare intere poste di bilancio e a comprimere servizi essenziali. Strategica si rivela anche la capacità dei Comuni di mettersi in rete e prevedere o incrementare fondi di solidarietà appositamente costituiti. Il dialogo tra Anci Lombardia e i sindaci, su questo tema, è sempre stato attivo e numerosissimi sono i messaggi di difficoltà pervenuti all’associazione, soprattutto da parte dei piccoli Comuni. Proprio per questo, già nel dicembre 2019 l’assemblea di Anci Lombardia aveva adottato un Ordine del giorno in cui si chiedeva al Parlamento di intervenire con interventi urgenti che destinassero le risorse necessarie alla funzione di tutela dei minori, ivi compresa l’istituzione di un fondo dedicato, destinato ai Comuni. E’ anche a seguito di sollecitazioni come quella avanzata da Anci Lombardia che nel 2021 è stato destinato uno stanziamento di 3 milioni di euro in favore dei Comuni fino a tremila abitanti per la copertura parziale di costi sostenuti in favore di minori per i quali l’autorità giudiziaria ne aveva disposto l’allontanamento dalla casa familiare; si è trattato di una misura del tutto inadeguata nell’entità, ma importante, perché rappresenta un primo riconoscimento del problema, e del principio secondo il quale tali oneri debbano essere coperti da fondi statali. Ci battiamo perché si prosegua con decisione e urgenza in questa direzione, ampliando e rendendo strutturale il fondo già previsto l’anno scorso: è un impegno che Anci Lombardia continuerà a perseguire con determinazione”.

Non basterà a “salvare” Ceretto, ma di certo potrebbe aiutare a evitare altre situazioni analoghe favorendo una profonda e radicale riforma in materia.

Riccardo Carena