Celebra la Messa in barba al divieto: denunciato

CASTELLO D’AGOGNA – È finita con una denuncia. Don Antonio Lunghi, quasi 88enne, dovrà spiegare al giudice il perché domenica 1 marzo ha detto Messa nonostante il decreto della Diocesi di Vigevano, che annullava le celebrazioni per evitare assembramenti e che è stato inviato a tutte le parrocchie. La vicenda ha dell’incredibile. A seguire la cerimonia mattutina c’erano otto persone. Forse poche per definirlo un vero e proprio “assembramento”, nonostante le normative parlino chiarissimo. Ma qualcuno ha fatto arrivare la cosa alle orecchie del sindaco William Grivel, che non ha potuto fare altro che segnalarla ai carabinieri. “Io non ho denunciato nessuno – chiarisce il primo cittadino – ma, semplicemente come è mio dovere per il ruolo che ricopro, ho avvisato le forze dell’ordine in quanto responsabile della salute pubblica. Ho parlato con don Antonio, era dispiaciuto e si è detto ‘ignaro di tutto’. Ovviamente gli credo e sono il primo ad essere addolorato per come sono andate le cose”. Probabilmente don Antonio non ha mentito. Il sacerdote classe ‘32, che dal 1973 dice Messa a Castello d’Agogna anche dopo la pensione, ha scarsissima dimestichezza con la tecnologia. La sua giustificazione è candida: non legge le e-mail, non ha un telefono cellulare (è difficile rintracciarlo chiamando il numero fisso anche quando si trova a casa sua, a Mortara). Non aveva proprio visto quella missiva firmata dal vescovo Maurizio Gervasoni con le nuove disposizioni anti-Coronavirus, peraltro comuni a tutta la Lombardia. E così, come fa da decenni, ha suonato le campane richiamando i fedeli. In chiesa sono andati in otto, qualcuno invece ha “fatto la spia” innescando un meccanismo che, da minuscola questione di paese dai sapori pittoreschi, ha portato la vicenda all’attenzione di testate nazionali come il Corriere della Sera. E, soprattutto, a quella dei carabinieri del comando provinciale di Pavia e della Procura della Repubblica, a sua volta informata. Il reato contestato è quello di inosservanza di un provvedimento dell’autorità.