Causa Mortara-Parona, persi quattro anni e “un’offella” da 350mila euro

“Abbiamo perso quattro anni di tempo e tanti soldi. Ora proveremo a metterci d’accordo”. Così Marco Facchinotti commenta il pronunciamento del Tar che, sulla lite Mortara – Parona sui soldi del termodistruttore, ha deciso di non decidere. La competenza, infatti non spetta al Tribunale amministrativo. “Non ha vinto nessuno – commenta Marco Facchinotti – ed ora dovremo rivolgerci alla giustizia ordinaria. Non è detto che lo faremo. Forse riusciremo a trovare un accordo tra enti senza investire altre risorse in spese legali. Con il sindaco Marco Lorena c’è sempre un ottimo rapporto di amicizia e collaborazione”. Il primo cittadino di Mortara non si sente sconfitto. Però è vero che i giudici del Tar hanno accolto l’eccezione pregiudiziale formulata proprio dai rappresentanti legali del Comune di Parona che sostenevano l’esistenza di un difetto di giurisdizione. L’esito finale è quindi un tutto da rifare.

Il Comune di Mortara continua a chiedere 550mila euro di compensazioni ambientali. Parona ne offre 350mila. I due enti riusciranno ad accordarsi a metà strada senza pagare profumatamente legali e consulenze? L’irrisolta sfida tra “l’oca e l’offella” nasce da due convenzioni stipulate a distanza di anni. Nel 2003 fu deciso che Parona avrebbe versato a Mortara un terzo dei contributi ricevuti da Lomellina Energia per la seconda caldaia del termo, costruita in quell’epoca. Accordo destinato a rimanere in vigore fino alla dismissione della “linea 1”. Di tutt’altra opinione è invece l’amministrazione di Parona che ha in mano una seconda, differente, convenzione che fissa una scadenza ben precisa: niente più soldi dal 2014. E da quella data, infatti, il Comune di Parona non ha più dato quattrini a Mortara. Pertanto, dal 2015, nulla è più stato previsto come trasferimento. Ma Mortara continua a pensarla diversamente, tanto da mettere a bilancio un’entrata per lo stesso anno. Soldi mai arrivati che hanno portato a un nuovo ricorso al Tar. “Era un passaggio necessario – continua Marco Facchinotti – perché ci è stato suggerito dai nostri legali. Era fondamentale accertare che, rinunciando a dei soldi che spettano all’ente pubblico, non si configurasse l’ipotesi di danno erariale. Come sindaco non posso decidere di rinunciare deliberatamente a delle somme che spettano di diritto alle casse pubbliche. Ora che il Tar ha sancito che non si tratta di un contenzioso che può essere risolto da un tribunale amministrativo possiamo trovare un accordo più facilmente”.

Luca Degrandi