Calcio: in campo a febbraio, virus permettendo. Ma i dubbi tra gli addetti ai lavori rimangono


Fino al 15 gennaio non si potrà fare nulla. In seguito, Coronavirus permettendo, dovrebbero essere nuovamente consentiti gli allenamenti di gruppo. In tal modo, i giocatori delle compagini dilettantistiche potranno mettere un po’ di benzina sulle gambe. Che sarà fondamentale, dato che si tornerebbe a calpestare il manto verde nel mese di febbraio. Periodi nel quale verranno recuperati tutti gli incontri lasciati finora in sospeso. Marzo verrà impiegato per portare a termine tutti i giorni d’andata, tenendo maggio e giugno liberi per disputare i vari playoff e playout. Questa la formula più accreditata per far calare il sipario ad un’annata calcistica, destinata inevitabilmente a rimanere impressa nelle menti di chiunque l’abbia vissuta. Dopo parecchi mesi di scetticismo e paura, ora che questo 2020 si sta finalmente avviando alla conclusione, i dirigenti delle formazioni del nostro territorio vogliono guardare all’anno che verrà con una dose di maggiore ottimismo. Con la speranza che per il calcio ci possa essere un vero e proprio nuovo inizio. “Ricominciare a giocare – afferma l’allenatore del Gambolò Paolo Maggi - significherebbe che la situazione sarebbe sul punto di tornare alla normalità. Rispetteremo le direttive che ci verranno date, questo mi pare ovvio. Io però sarei più propenso per riprendere a settembre. Certo voglio rivedere i ragazzi allenarsi, però bisogna cambiare i protocolli. Perché per delle società dilettantistiche come le nostre è improponibile e impensabile economicamente parlando, sostenere e occuparsi di eventuali casi di positività al virus. Mettere tutti i componenti della squadra in quarantena, è impossibile. Bisogna tener conto che molti giocatori lavorano anche, quindi si riprenderà a giocare soltanto se verranno messi in chiaro anche questi punti. Detto ciò, mi manca stare a contatto diretto con i ragazzi e spronarli a dare il meglio di loro ogni volta che mettono il piede fuori dal tunnel degli spogliatoi. Voglio tornare a vivere queste emozioni. Tutto dipenderà comunque da come si evolverà la situazione sanitaria in questi mesi”. “Non vediamo l’ora di poter riprendere – afferma il presidente della Lomellina Calcio Marco Cominato (nella foto) - ma la ripresa deve essere il meno condizionata possibile. Porte chiuse? No, allenamenti singoli senza la possibilità di usufruire di docce e spogliatoi? No, o si torna alla normalità in tutto e per tutto, o non si fa nulla. Accetteremo di giocare solo l’andata, aspettiamo risposte dalla lega e dalla Federazione. Ci aspettiamo inoltre di ottenere degli sconti in merito ai pagamenti delle quote d’iscrizione ai prossimi campionati. Sarebbe un piccolo segnale che dimostrerebbe che a qualcuno interesserebbe aiutare anche le società dilettantistiche. Perché per il momento, il governo ha fatto davvero poco per noi. Infine ci terrei che si pensasse maggiormente anche ai settori giovanili delle squadre. I più piccoli hanno disputato si e no 2 partite, ciononostante i genitori hanno comunque pagato le rette. A questi livelli si gioca in primis per passione. E quello di cui hanno maggiormente bisogno i bambini è proprio di tornare a divertirsi. Di tornare a dare dei calci ad un pallone”. “Se non ci sarà la terza ondata – ribadisce il direttore generale del San Giorgio Alessandro Fornasiero – si potrà benissimo ripartire. Partendo dall’Eccellenza, fino ad arrivare alle altre categorie. I ragazzi stanno bene, facciamo costantemente delle videochiamate per tenerci in contatto. Se la situazione sanitaria migliorerà, si potrebbero riprendere gli allenamenti a gennaio, fare i recuperi delle partite a febbraio e ripartire con i campionati a marzo. Vedremo cosa deciderà di fare Conte. Da parte nostra ci terremmo a ricominciare a giocare e a dare un senso alle nostre domeniche”.

“Non ci sono altre possibilità - chiarisce il numero uno della Cassolese Mattia Delfrate – questa è l’ unica strada percorribile, per portare a termine il campionato. Sono molto preoccupato in merito alla gestione se si dovessero verificare nuovamente dei casi di positività. Mettere in atto la quarantena, significa avere più problemi per gestire le date. Come minimo, due squadre si troverebbero costrette a restare completamente ferme per almeno due settimane. E sussisterebbero ulteriori problemi legati ai recuperi delle partite. Potrebbe avere senso, a livello provinciale, rinviare il tutto a settembre. Quando si spera che questo virus sarà solo un lontano ricordo. Per il momento proverei a lasciare spazio ai bambini. Sono loro i primi a dover tornare a scendere in campo e a ricominciare ad inseguire il loro sogno di farsi strada in questo sport. Sono loro il nostro futuro”.

Edoardo Varese