Calcio: Gianluca Alberini: chimico, difensore e... viaggiatore

MEDE - “Avere ventiquattro anni è la nuova adolescenza”. È la maturità della giovinezza. Lo sa bene Gianluca Alberini (nella foto), nel campo da gioco terzino con la casacca rossonera del Mede e, nella vita di tutti i giorni, chimico. “Da neolaureato ho vissuto il precariato in prima persona – racconta il classe ’95 - per quanto riguarda il settore chimico si tende a sottopagare i giovani con contratti formativi di stage con solamente un rimborso spese, io stesso ho cominciato così. Credo che, almeno in una fase iniziale, un ragazzo non debba tanto guardare al lato economico per poter fare quello che gli piace. I contratti più remunerativi arriveranno, anche se la situazione Coronavirus avrà un forte impatto economico sulla società”. I vent’anni di oggi non sono più i vent’anni di ieri, è chiaro. E anche conciliare sport, passioni e studi, nella società dai ritmi serrati, è sempre più complicato. “Ho fatto un po’ di fatica ad incastrare tutti i pezzi, oltretutto con la tesi sperimentale stavo tutto il giorno in laboratorio e tra esami, stesure e laurea è stata un’annata abbastanza impegnativa fisicamente. Alla fine è stata la passione a prevalere, come ci sono riuscito io ci possono riuscire tutti.” La stessa passione che è un po’ il motore dei “precari del calcio”, ai quali spesso l’impegno richiesto è sproporzionato al risultato ottenuto. “Ovviamente devo fare dei sacrifici ma la dedizione a questo sport è tanta. Prima della pausa ero tornato titolare dopo aver accusato qualche problema fisico e stavamo facendo bene dopo un inizio non facile per via del salto di categoria”. Calcio, chimica, lavoro… e che altro? “Fare trekking in alta montagna e girare il mondo mi entusiasma. Quest’estate sono partito con un amico da Gressoney e, dopo sei ore di viaggio, siamo arrivati al bivacco, a 3000 metri, dove abbiamo trascorso la notte con il sacco a pelo per poi svegliarci verso le cinque del giorno successivo e prendere la strada che porta alla cima. Lo spettacolo di vedere l’alba a quell’altezza è qualcosa di indescrivibile”. Da Mendeleev a Bonatti in un battere di ciglia. Perché per Gianluca Alberini, il passo è davvero più breve di quanto sembri.

Mattia Spitale