Calcio, #Focus11: Mohamed Khayat, estro e fantasia della Virtus

Un dieci mancato solo per questioni di maglia, perché poi, di fatto, parliamo di un vero e proprio fantasista. Le sue (tante) reti hanno regalato punti pesanti alla Virtus Lomellina, squadra del cuore e del paese del classe ‘96. Tra presente e futuro, Mohamed Khayat si racconta a #Focus11, lo spazio dedicato alle tante voci del calcio dilettantistico lomellino.


Nome: Mohamed

Cognome: Khayat

Squadra di appartenenza: Virtus Lomellina

Ruolo: Attaccante

Professione: Progettista meccanico


I suoi numeri per questa stagione parlano chiaro, è soddisfatto o si aspettava qualcosa in più?

“Il bilancio finale è molto positivo. Sono stato perennemente in lotta per la testa della classifica marcatori nonostante i due mesi fuori per l’infortunio, ma anche come squadra abbiamo fatto molto bene. La missione per quest’anno era fare meglio dell’anno precedente e siamo riusciti ad ottenere alcuni ottimi risultati grazie alla coesione creatasi. Peccato perché abbiamo commesso anche qualche passo falso di troppo che ha dimostrato i nostri limiti a livello psicologico, i punti persi sono un boccone amaro gigante”.


Il quarto posto è una sorpresa o una conferma?

“Credo sia una bella presa di coscienza dei nostri mezzi perché tutto ciò ci ha regalato le soddisfazioni che ci siamo tolti nel corso della stagione. Ho avuto l’impressione che tutti i miei compagni remassero nella stessa direzione e mi spiego così l’ottimo andazzo. Come squadra abbiamo raggiunto l’integrità caratteriale necessaria per crescere e in questo lavoro anche il mister è stato fondamentale”.


Ha incontrato difficoltà nella conciliazione tra la sfera lavorativa e quella calcistica?

“Inizialmente ho avuto qualche problema. Quando giocavo in Promozione a Ferrera ci allenavamo tre volte a settimana più la partita domenicale. Poi, essendo un giovane della prima squadra, molto spesso venivo convocato anche il sabato per dare una mano alla juniores e mi rimaneva poco tempo da dedicare a me stesso. Così ho deciso di prendermi un anno sabbatico e, l’anno successivo, è arrivata la chiamata della Virtus Lomellina, la squadra del mio paese. Ho creduto nel progetto che si sposava con le mie necessità e ho deciso di accettare”.


L’emergenza causata dal virus le ha portato qualche complicazione a livello professionale?

“Per fortuna no, ma so che tanti altri si sono trovati in situazioni di difficoltà”.


Ambizioni future?

“Calcisticamente parlando, non è una cosa a cui penso attualmente. Mi stimolano quei gruppi con dei valori morali e umani, per questo mi trovo alla Virtus. Di solito vivo per stagione, nel senso che ogni anno valuto il clima che c’è e di conseguenza decido. Non è una questione economica, preferisco non percepire nulla ma uscire dal campo col sorriso, perché credo che il calcio sia questo. Invece nella sfera lavorativa non posso fare altro che cercare di migliorare la mia condizione economica oltre che trovare un ambiente sano e motivato. Sono convinto che con sudore e perseveranza nulla sia davvero impossibile”.

Mattia Spitale