Calci, pugni e colpi di mazzetta: così è stato ucciso Incarbone, il corpo ritrovato nel Ticino

VIGEVANO – Il Ticino ha restituito il corpo senza vita di Filippo Incarbone. Il ritrovamento verso le 13 di ieri, martedì 16 febbraio, a valle della lanca Ayala. Le ricerche erano iniziate lo scorso 11 febbraio. Ieri i sommozzatori dei Vigili del fuoco hanno rinvenuto un corpo incastrato tra i rami della sponda vigevanese. Poi gli inquirenti hanno confermato: era il corpo di Filippo Incarbone. Originario di Lecce, viveva da vent’anni a Vigevano, aveva 49 anni e sarebbe stato ucciso tra il 4 e il 6 gennaio. Due gli arrestati che davanti al Gip di Pavia hanno ammesso l’omicidio: dopo una serata a base di cocaina Filippo Incarbone, 49 anni, è stato malmenato e finito con una mazzetta da muratore. Poi il suo corpo esanime è stato caricato in auto sui sedili posteriori, come un normale passeggero, e abbandonato nelle acque del Ticino in un luogo dal nome sinistro, “il ramo delle streghe”. Se uno dei due arrestati si dichiara estraneo alle violenze, ma complice “soltanto” dell’occultamento del corpo, l’altro assicura: “non volevo ucciderlo. L’ho colpito con violenza e messo sul letto. Ci siamo accorti dopo che era senza vita”. Non si parla d’altro a Vigevano: il delitto ha scosso la città. Lunedì mattina è stato convalidato il fermo e sono state disposte le custodie cautelari in carcere a Pavia per Michael Mangano, 31 anni, e Gianluca Iacullo, 44, entrambi vigevanesi. Ieri, martedì, nella casa di Mangano in via Buccella, periferia nord di Vigevano, sono arrivati i Ris di Parma per ispezionare l’abitazione. Lì si sarebbe consumato il delitto, in una serata tra il 4 e il 6 gennaio. Incarbone non dava più notizie dal 3, con un sms alla cognata in cui le faceva gli auguri di buon anno scusandosi per il ritardo. Aveva incontrato il fratello Maurizio il 27 dicembre. Proprio Maurizio Incarbone si era recato a sporgere denuncia ai carabinieri. Nessuno all’inizio si era preoccupato troppo. La vittima ogni tanto spariva per qualche giorno senza rivelare a nessuno la propria meta. Originario di Lecce, viveva da solo a Vigevano insieme al bassotto Casper. I suoi latrati disperati per più di un giorno avevano insospettito i vicini. Quando i carabinieri erano entrati in casa, non c’era nessuno. Le ricerche di Incarbone sono iniziate anche tramite i social e i volantini, con disperate richieste di aiuto da parte dei parenti e dei tanti amici. Originario di Lecce, a Vigevano da più di vent’anni, era conosciuto e benvoluto nel bar sotto casa e negli ambienti della pallacanestro: tifava Vigevano. Alcuni nei giorni successivi avevano riferito di averlo visto su una panchina a Lecce. Altri assicuravano che vagasse smarrito e smagrito per le campagne vigevanesi. Invece durante gli appelli e i falsi avvistamenti, Incarbone era morto da settimane. I carabinieri della sezione operativa del Nor, con la collaborazione dei militari della stazione di Vigevano, mercoledì scorso (il 10 febbraio) dopo una lunga indagine hanno preso Iacullo. Poche ore dopo hanno catturato anche Mangano. Quest’ultimo si trovava con un amico e ha tentato, invano, di passargli una bustina di eroina che aveva addosso per disfarsene. Iacullo è stato il primo a parlare, raccontando una storia di violenze, sopraffazioni e frequentazioni sbagliate. Nei giorni successivi si è avvalso della facoltà di non rispondere, e il suo avvocato aveva chiesto per lui gli arresti domiciliari. La vittima, lavori saltuari come autista, aveva problemi economici e, soprattutto, di droga. Spesso gli amici pagavano le sue bollette. Viveva di prestiti. Forse proprio per motivi di compravendita di stupefacenti aveva conosciuto Michael Mangano. Di famiglia benestante, era noto in città per il suo carattere irrequieto e violento. Atteggiamenti intimidatori confermati anche durante le indagini da numerosi imprenditori della zona. Con minacce di morte aveva sottratto un pc e un tablet a una coppia. Aveva inoltre costretto un uomo a dargli mille euro, chiedendone poi altri 20 mila. La vittima, un ex assessore di Vigevano, lo ha denunciato. Mangano amava circondarsi di gente indebitata con lui. Incarbone ne era succube. Forse gli doveva dei soldi. Era quasi stato ridotto in schiavitù. Mangano lo costringeva a pulirgli la casa e a fargli da autista. Dopo aver provocato un incidente stradale lo aveva obbligato a spacciarsi per il conducente, e ad autodenunciarsi.  L’ultimo incontro, quello fatale, è stato in una notte tra il 4 e il 6 gennaio. Come ha riferito lo stesso Mangano durante l’interrogatorio di garanzia, la discussione verteva su discorsi economici. Il suo aguzzino avrebbe accusato la vittima di avergli prestato denaro per pagare le bollette, usato poi per altro. Dalle parole ai fatti. Oltre ai pugni e ai calci sono arrivati i colpi con la mazzetta, “tre o quattro volte”. Ma l’arrestato assicura di non aver sferrato colpi con l’intento di uccidere. Iacullo sostiene invece di non aver partecipato al pestaggio, ma di aver solo partecipato al macabro viaggio dall’abitazione di via Buccella al Ticino con Incarbone in auto, già cadavere. Li avrebbe notati una testimone. Michael Mangano è accusato di omicidio volontario, distruzione di cadavere, estorsione, rapina e spaccio. Iacullo di omicidio volontario e distruzione di cadavere.