Boom di contagi alle Istituzioni Riunite, più del 90% degli ospiti è positivo al Covid

MEDE – Da zero contagiati alla quasi totalità in pochi giorni. Succede nella casa di riposo di Mede, gestita dalla Fondazione Istituzioni Riunite. I contagi ammontavano ieri, martedì, a 117 e la percentuale di positivi al Covid supera il 90 per cento degli utenti. La casa di riposo di piazza Marconi a ranghi completi è accreditata per 130 posti letto. I primi casi sono emersi nello scorso fine settimana, per poi esplodere. Gran parte dei malati sarebbero asintomatici, nessuno in gravi condizioni.

Come sottolinea Stefano Leva (nella foto), presidente della Fondazione, “Per adesso non risultano pazienti gravi. Uno solo è stato portato in ospedale ma più per la sua storia pregressa che per i sintomi del Covid. I tre decessi dei giorni scorsi sono sicuramente attribuibili ad altre cause. Probabilmente il Coronavirus era entrato in struttura a metà novembre, ce ne siamo accorti coi tamponi rapidi. Peccato, durante la prima ondata avevamo zero casi. Ritengo che, al di là della bravura nell’adottare le misure di sicurezza, la fortuna conta molto. Avevamo preso tutte le precauzioni, con divieti di visite dei parenti e controlli rigidi”. Le ispezioni da parte di Ats Pavia, in ogni caso, non hanno fatto riscontrare irregolarità. La casa di riposo di Mede avrebbe voluto aprire alle visite dei parenti dal 12 al 20 dicembre, per permettere di scambiarsi gli auguri di Natale. Ovviamente non lo farà: il dietro-front è arrivato l’8 dicembre, dopo l’esplosione dei primi casi. Era già tutto pronto, locandine comprese. La notizia del maxi focolaio era anche stata confermata dal sindaco di Mede, Giorgio Guardamagna, tramite un filmato pubblicato su Facebook. La prima misura presa è stata quella di isolare i positivi in tre reparti. Non è servito.

“Siamo consapevoli – prosegue Leva – che ci vorrà molto tempo prima che la situazione torni alla normalità. Prima di Natale faremo un altro giro di tamponi a tutti, anziani e personale, sperando di avere risultati più confortanti. Un servizio medico è presente nella Rsa di Mede 24 ore su 24, garantendo la sorveglianza sanitaria. Prima non era così: il presidio era solo diurno. La carenza di staff (il personale positivo al Covid, ovviamente, non può lavorare essendo in isolamento) non aiuta di certo. “Molto probabilmente – prosegue il presidente della Fondazione – qualcuno del personale, asintomatico, ha por- tato il virus all’interno. Da quel momento in poi era impossibile controllare. Si tratta di una situazione dinamica, che cambia continuamente”.

Dal canto suo il primo cittadino, Giorgio Guardamagna, criticato da alcuni sui social per – a loro dire – le informazioni lacunose da lui date a riguardo, aggiunge che “è un fatto oggettivo che le numerose visite ispettive che periodicamente Ats svolge per la verifica di una elevata serie di funzioni (gestionali e strutturali), oltre ai molti piani assistenziali individuali, hanno sempre dato risultati egregi, a volte prescrivendo misure migliorative puntualmente messe a regime. Questo traguardo non avrebbe potuto essere raggiunto senza l’azione delle amministrazioni succedutesi e, in particolare, senza la fattiva, positiva e puntuale collaborazione delle maestranze. Nella situazione di questo anno disgraziato è stata fino a pochi giorni fa preservata la Rsa dal contagio grazie a tutte le preventive misure restrittive che conosciamo, non ignari dei disagi nei confronti di ospiti e famiglie, che ne hanno certo sopportato un grave peso. Ciò che non era accaduto in precedenza è invece oggi successo, considerando che tutti gli operatori che hanno accesso hanno anche una vita privata e ovvi contatti con il mondo esterno, dove il virus circola senza che nessuno possa dire con certezza in quale modo si propaghi. Il pianeta intero ne è infetto, non si può pensare di restarne immuni per sempre, come ben vediamo ogni giorno. Ora è certo legittimo il diritto di critica, sempre che sia suffragato da elementi oggettivi, ma certe valutazioni ed esternazioni che non hanno reale fondamento, pubblicate da chi oggi si ritiene depositario della verità, sentenziando senza conoscere i meccanismi che le procedure delle norme in vigore e dei protocolli previsti impongono alle strutture socio-sanitarie, tutti solo ed esclusivamente ripiegati sulle proprie personali sensazioni ed unicamente avvolti nella propria percezione emotiva, mi causano un vero rammarico e dispiacere. Oggi molte persone, che fortunatamente non sono contagiate, stanno sopportando un carico di lavoro che sopperisce le lacune di chi purtroppo deve starsene in casa, dando una straordinaria disponibilità e non sottraendosi, nel momento del bisogno, a fare ben più del dovuto. È sempre stato fatto ciò che andava fatto, con le difficoltà quotidiane che non sono certo mancate e che hanno anche prodotto alcune inevitabili imperfezioni; si continua a lavorare in condizioni complicate, esponendosi sempre ai rischi connessi, per fare il bene degli ospiti”.

È critico Giuseppe Villani, consigliere regionale di opposizione, del Pd. “L’episodio – comunica – dimostra quello che avevamo già sostenuto: la necessità di effettuare tamponi settimanali agli ospiti e agli operatori. La Regione insiste nel volerli prevedere solo ogni 15 giorni, ma non basta a riaprire alle vi- site dei parenti in sicurezza. Nell’attuale emergenza la difesa dei pazienti fragili deve essere una priorità della Regione. La nostra proposta, approvata dal consiglio, è di costituire, entro un mese, un tavolo sociosanitario regionale che coinvolga gli specialisti e i gestori dei servizi socio- sanitari per monitorare le misure regionali adottate per combattere il virus”.

Davide Maniaci