Bertassi rilancia l’idea dei pasti domiciliari “Con Istituzioni Riunite e volontari si può”

MEDE – Proseguire la consegna dei pasti a domicilio anche dopo l’emergenza. È questo il progetto dell’assessore ai Servizi sociali di Mede Guido Bertassi (nella foto), aiutato dai vertici della fondazione Istituzioni Riunite che gestiscono la casa di riposo. Le portate, infatti, vengono cucinate all’interno dell’Rsa di piazza Marconi. Prima venivano ritirate proprio presso la struttura. L’epidemia ha costretto a ripensare il servizio, rendendolo a domicilio. Intanto l’archiviazione del periodo più nero è dimostrata da un gesto minimo ma importantissimo. La rimozione, da parte dei volontari, dei tanti cartelli “rimanete a casa” sparsi per la città. “Quella dei pasti a domicilio della Rsa era una vecchia idea – spiega Bertassi – sempre rimasta nel cassetto. Sull’onda di quello che abbiamo fatto in questi due mesi, potrebbe trovare attuazione limitandolo a chi ha oggettive difficoltà a muoversi da casa. Niente sarebbe stato possibile senza il presidente della fondazione, Stefano Leva, e il direttore della casa di riposo Roberto Picco oltre agli otto volontari alternatisi sette giorni su sette, sia per la consegna sia per il ritiro dei contenitori”. Bertassi, insieme a Carlo Faita (il presidente della Consulta comunale del volontariato) sta valutando di mantenere un altro servizio di consegna direttamente sull’uscio di casa, quello della spesa. Ha impegnato 40 volontari. Hanno portato oltre alla spesa anche medicinali. Si sono anche occupati del pagamento di bollette e simili. Il coordinamento è quello di Faita, affiancato anche dalla Caritas medese coordinata da Giovanni Zago. “Bisogna riconoscere – prosegue l’assessore, anche vicesindaco – che in questo difficile frangente, e questa volta ancora più che in altre occasioni, la città di Mede ha mostrato di cosa è capace. Un dispiegamento di forze inaspettato, ordinato e silenzioso ma estremamente elastico ed efficace. Tutte queste persone meriterebbero di essere ringraziate ad una ad una per la loro disponibilità. Non dimentichiamo che non si è trattato di un episodio isolato di breve durat , ma di una situazione grave e impegnativa che si è protratta almeno per due mesi senza che si sia registrata alcuna defezione: anzi, alcuni si sono lamentati di essere stati sottoutilizzati”. Lo stesso Bertassi era partito con l’incarico di autista dell’equipaggio della Rsa. Poi è stato “messo in panchina”. “Non dobbiamo dimenticare – conclude – chi dall’interno degli uffici del municipio ha lavorato instancabilmente per aiutare l’organizzazione di questi interventi. Pur nella tristezza di una situazione nella quale abbiamo visto amici e conoscenti vittime di questa pandemia, consola riscontrare che la risposta della città sia stata pronta ed estremamente efficace. Non parlo soltanto del lavoro dei volontari, ma anche della generosità delle donazioni pervenute al Comune. Sono certo che dalla prossima settimana continueremo a lavorare in silenzio mettendo a frutto l’esperienza maturata in questi mesi, gratificati per l’impegno profuso e per i risultati ottenuti ma consapevoli che non è mai finita”.

Davide Maniaci