Basket, campionati finiti. Alfonso Zanellati (BT Battaglia Mortara) la vede così

MORTARA - “Ovviamente, questa decisione non può che essere ritenuta condivisibile – conferma Alfonso Zanellati, coach di Mortara, la formazione che partecipa al primo dei campionati regionali, la C Gold – perché in questo momento la priorità assoluta deve essere data alle questioni relative alla salute e al contenimento del virus. Parlare di pallacanestro, enumerando i nostri problemi spiccioli e le nostre difficoltà, sarebbe riduttivo e anche irrispettoso del dramma che il nostro paese sta affrontando. Certo che, complice anche la forzata ‘astinenza’ dal parquet e il tanto tempo a disposizione per pensare, unito al sacrosanto desiderio di vedere al più presto la fine di questa terribile emergenza, il pensiero va spesso al futuro. Anche se, ora come ora, è veramente difficile immaginarlo, un futuro, per realtà piccole come la nostra, che hanno compiuto un importante percorso grazie all’impegno di gente che crede incondizionatamente in questo sport e nella sua valenza anche ‘sociale’. Proprio per questo faremo il possibile per rimetterci in sella, contattando tutti quelli che vorranno darci una mano a ricostruire, a partire dal nostro settore giovanile, che è poi il motivo fondamentale che ci spingerà ad andare avanti, anche domani, quando le difficoltà aumenteranno a livello esponenziale”. Al di là dei propositi di ricostruzione, sorge spontanea la curiosità di sapere come hanno vissuto la decisione i quattro giocatori ‘esterni’ al gruppo dei baby mortaresi, cioè il capotano Stefano Degrada, Stefano Liso, Rokas Pocius e Benius Urbonavicius. “Per Degrada si chiude una stagione sportiva in cui aveva creduto molto – spiega il coach – e che rappresentava il primo gradino di una nuova esperienza di vita (giocare vicino a casa con la responsabilità di chioccia di un gruppo giovane e inesperto, affiancando questo ruolo a quello di allenatore, che potrebbe diventare la sua futura professione), ci siamo sentiti spesso e ci siamo confrontati, riservandoci di chiarire in seguito tutte le questioni pratiche. Liso è rientrato a Trani, dove ha raggiunto la sua famiglia, ma ha promesso che, cessata l’emergenza, tornerà a Vigevano, dove ha vissuto un periodo molto stimolante della sua vita, che, ora come ora, sarebbe pronto a replicare a occhi chiusi. Per quanto riguarda la situazione dei due lituani, ho preso contatti con i loro procuratori, per stabilire le modalità del rientro in patria. In questo periodo, in cui le frontiere sono blindate, per raggiungere la Lituania devono avvalersi di voli concordati con la propria ambasciata. Questi voli seguono un percorso ‘obbligato’, che dall’Italia porta a toccare Francoforte, con successivo imbarco per Minsk, in Bielorussia, e rientro a Vilnius. Urbonavicius è già partito, da Malpensa, mentre Pocius, sprovvisto del passaporto, ha dovuto prima recarsi a Roma per ottenere un documento dalla sua ambasciata”.