Aumentano gli studenti in treno, ma le corse sono sempre quelle: i disagi per chi viaggia sui binari

Il ritorno a scuola degli studenti al 50% non ha portato all’aumento delle corse giornaliere e al ripristino di quei treni che con il pretesto della didattica a distanza erano stati sospesi definitivamente la scorsa primavera. Prima dell’inizio della pandemia, sulla tratta Milano-Mortara-Alessandria, circolavano due treni, quello delle 13 e 08 da Milano Porta Genova diretto a Mortara, e quello delle 14 e 06 in direzione Mortara-Milano, che garantivano un servizio regolare per gli studenti che viaggiano lungo la tratta. Sulla direttrice Pavia-Mortara-Vercelli, invece, un tempo circolavano il treno delle 6 e 38 in partenza da Pavia ed il treno delle 13 in partenza da Vercelli. Ora, nonostante il ritorno alla didattica in presenza, di questi treni non c’è nessuna traccia.

“Gli enti preposti – denuncia Franco Aggio, presidente dell’associazione dei rappresentanti dei pendolari MiMoAl – hanno avuto due mesi e mezzo per sistemare tutto in vista del rientro a scuola dei ragazzi. Se fossero state ripristinate le corse sospese durante il primo lockdown, oggi gli studenti si potrebbero distribuire meglio sui mezzi, e si avrebbero anche tempi di attesa di gran lunga minori all’interno delle stazioni. Il primo giorno di scuola, lo scorso lunedì 25 gennaio, il convoglio delle 14 e 38 in partenza da Pavia e diretto a Vercelli, che notoriamente è un treno particolarmente affollato, era costituito soltanto da una littorina a due pezzi. Chiaramente i ragazzi stipati sul treno avrebbero riempito molto più spazio di quello disponibile a bordo, e il convoglio è partito soltanto con mezz’ora di ritardo dopo l’aggiunta di un bus sostitutivo per far salire tutti. Molti ragazzi hanno preferito comunque utilizzare il treno, seppur vecchio e poco capiente, perché il bus impiega molto più tempo a percorrere la stessa tratta. Prevedere un convoglio più capiente evidentemente richiedeva analisi e comparazioni fino a Pasqua”. Un chiarimento va fatto per quanto concerne la capienza massima dei treni, fissata al 50%.

Questa percentuale non è sui posti a sedere, come pensano molti, ma sulla capienza complessiva, che comprende quindi anche i posti in piedi. Tutto ciò rende effettivamente complesso stimare con precisione il momento in cui viene superato il limite del 50%. “Sulla base di un rapido calcolo – afferma Aggio – possiamo affermare che negli orari di punta viene raggiunta solitamente la capienza del 70% dei posti a sedere. L’esigenza di mobilità in questo momento esiste, può essere limitata, ma non può essere annullata”.

Massimiliano Farrell