AsMortara svaluta le azioni del Clir. Ma Ciaramella crede nel rilancio se...

MORTARA - Il Clir vale sempre meno. Lo dice AsMortara, pronta a svalutare il valore attribuito alla sua partecipazione all’interno del Consorzio. Come dire che le azioni Clir sono come spazzatura. Infatti nel bilancio dell’azienda presieduta da Simone Ciaramella c’è la svalutazione di quel 13,90 per cento delle quote di Clir, iscritte l’anno precedente per un valore di 216mila euro. Ma alla luce del profondo rosso fatto registrare dal Consorzio, questa stima non è più coerente con la realtà. “Abbiamo semplicemente seguito il principio di precauzione – spiega il presidente Simone Ciaramella (nella foto) – poiché queste azioni non rappresentano più una voce in attivo agli occhi dei nostri creditori. Ciò non significa che ci sia totale sfiducia nel Clir. Anzi, deve essere da sprone spingere con forza su azioni di rilancio del Clir. E’ possibile ripartire assieme proprio attraverso la programmazione del prossimo biennio 2020 – 2021. Ritengo che questo periodo possa essere sfruttato per mettere in campo azioni di consolidamento. Un obiettivo possibile da raggiungere solo se alla base ci saranno due pilastri fondamentali: certezza delle tariffe e contratti di servizio in house con i Comuni. Con queste premesse è possibile avviare quella programmazione che finora è venuta un po’ a mancare. Le condizioni per farcela ci sono”. Intanto il Clir ha iniziato un lento processo di trasformazione. Alcuni passi verso il cambiamento sono stati fatti. Il più importante è rappresentato dalla nomina del nuovo direttore, Emilio Lorena. “Si tratta – commenta a questo proposito Simone Ciaramella - di uno di quei passaggi molto importanti e che ho caldeggiato da tempo. Non era possibile prescindere dalla nomina di un direttore. Tra il novembre e il dicembre scorso avevamo caldeggiato l’individuazione di una figura professionale di questo tipo. E’ indispensabile per dare ordine alla parte gestionale. Non si tratta di una questione di nomi. E’ un ragionamento indipendente dalla personalità scelta. Ciò che conta è la presenza di un professionista che sposti l’attenzione dalla parte amministrativa, che fino a questo momento è stata preponderante, su quella tecnica. Proprio questo settore, quello tecnico, deve essere implementato. Per farlo ci vuole un piano industriale fondato su solide basi. Ciò è possibile solo se il piano previsionale si basa su costi e ricavi certi, individuati con precisione sulla base di uno schema tariffario al quale ci si deve attenere con scrupolo e rigore. Non lo dico io, ma lo impone il nuovo assetto che assumerà tutto il settore dei rifiuti con l’applicazione della tariffa stabilita dall’Autorità garante. E’ un’organizzazione che già da qualche anno abbiamo sperimentato in settori strategici dei servizi a rete come quello dell’acqua e del gas. I fatti e l’esperienza dicono che questa programmazione basata sul piano tariffario certo, stabilito dall’autorità garante, funziona e consente anche degli investimenti”. La luce in fondo al tunnel c’è. Però il percorso per uscire dall’oscurità prevede anche l’improrogabile ristrutturazione del debito. Operazione che deve essere fatta immediatamente. Tanto che molti sindaci del Consorzio insistono affinché la tariffa decisa dall’ente garante (Arera) sia applicata immediatamente, senza attendere il 2022, anno in cui dovrà essere obbligatoria. “Come socio che pensa ad una azienda in crescita – continua Simone Ciaramella – vorrei un Clir che fa investimenti importanti. E’ chiaro che queste cose non si possono decidere ora, a giugno. Sono passi da fare con metodo e con i numeri alla mano. Soprattutto si possono programmare gli investimenti solo sulla base di contratti chiari tra società e Comuni”. Ma anche su questo fronte regna il caos. Non tutti i Comuni sono legati al Clir con un contratto di servizio. Chi ne possiede uno si trova vincolato ad un legame soffocante che non lascia libertà agli amministratori locali di guardarsi attorno, in cerca di offerte più convenienti. “Da tutte queste difficoltà il Clir può uscirne rafforzato – aggiunge il presidente dell’azienda di via Vecellio – anche perché questa situazione mi ricorda molto la situazione già vissuta da AsMortara nel 2007. In quell’anno c’erano enormi difficoltà economiche. Eppure, grazie alla competenza del direttore e dei tecnici, è stato possibile risollevare la società rendendola ciò che è adesso”. Infine c’è anche un altro aspetto, tutt’altro che trascurabile. La qualità finale del servizio offerto ai cittadini continua ad essere un tasto dolente. Ci vogliono miglioramenti, e tanti, anche nel rapporto tra qualità del servizio di raccolta rifiuti e costi della bolletta. L’asticella va alzata. Il salto di qualità è possibile solo se le modalità di raccolta saranno omogenizzate su tutto il territorio. Invece adesso la raccolta è a macchia di leopardo. Ci sono Comuni con il porta a porta, altri con la differenziata con i cassonetti, altri ancora con il sistema delle calotte. Una gran confusione. Manca una filosofia globale, fatte salve le peculiarità e le esigenze dei singoli enti locali.

Luca Degrandi