Arrestato uno dei boss dello spaccio di droga in Lomellina: le indagini erano iniziate nel 2018

MORTARA – Era ricercato per spaccio, e sul suo capo pendeva un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Pavia. Quando lo hanno arrestato aveva in casa… della droga. Nonostante fosse latitante da quasi tre anni, la sua attività illecita non si era mai fermata. Nei giorni scorsi B. A., 30 anni, nato in Italia e marocchino di origine, è stato arrestato dagli agenti del nucleo radiomobile della polizia locale di Rho. Si trovava a Milano, in un appartamento in zona Città studi. Gli agenti, coordinati dal vicecommissario Stefano Palmeri, gli hanno trovato in casa 100 grammi di hashish e 5.300 euro in contanti. Era irreperibile dal 2019, dopo l’arresto del suo principale fornitore, considerato uno dei “re dello spaccio” della Lomellina. I suoi grossisti infatti si muovevano tra Mortara, Vigevano e Mede. Questo arresto si tratta del punto di arrivo di un’indagine durata anni, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pavia e avviata quando Palmeri apparteneva alla polizia locale di Vigevano. In totale sono state emanate sei ordinanze di custodia cautelare in carcere e una agli arresti domiciliari. Quattro erano stati arrestati subito. Gli altri tre, compreso il trentenne, erano fuggiti quando hanno capito che le cose si stavano mettendo male.

Quest’ultimo era un fantasma: nessun telefono intestato, nessun lavoro, nessuna casa di proprietà né contratti di affitto, nessuna automobile. Comunicava esclusivamente con programmi di messaggistica istantanea. Le indagini erano state avviate nel 2018: una casa diroccata di Mede era il “punto di stoccaggio” per la droga di mezza Lomellina. All’interno c’erano 35 chili di hashish, oltre a mezzo chilo di cocaina. In quel frangente la polizia locale di Vigevano aveva arrestato quattro persone. Tutto era partito dalla perquisizione a casa di un cittadino marocchino a Vigevano, poi arrestato sempre per motivi di droga. Aveva tentato di sbarazzarsi di un foglietto di carta che aveva in tasca. A mano, c’erano scritti un nome e un numero di telefono. “E se fosse il contatto dell’uomo che lo rifornisce?”, si sono chieste le forze dell’ordine. Sono riusciti a trovarlo: era un altro marocchino classe 1981, O.N. che aveva dimora a Mortara. Il “livello superiore”. È stato tenuto sotto controllo, anche mediante il Gps alla sua auto.

I sospetti erano fondati: O.N., vero e proprio “grossista”, riforniva un terzo connazionale, B. R., del 1976, di Vigevano, di circa un chilogrammo di hashish a settimana. Quest’ultimo poi vendeva quantità minori ad altri spacciatori. Con l’aiuto della sezione anticrimine della Polizia di Stato vigevanese e dei carabinieri, li avevano arrestati in flagranza mentre si passavano droga in una traversa di corso Torino, a Vigevano. Oltre ai 35 chili di hashish e alla cocaina sequestrata nella casa abbandonata, la perquisizione aveva permesso di trovare 50 mila euro in contanti, alcuni nascosti sotto al sedile dell’auto e altri nell’appartamento di Mortara. Le indagini si sono poi allargate anche a Rho, dove abitava un altro complice finito in manette. Proprio B.A. l’arrestato dei giorni scorsi, da quel momento iniziava una lunga latitanza, arrivata finalmente all’epilogo. Per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari: la droga trovata al momento dell’arresto gli vale una nuova contestazione del reato di spaccio, per il quale era già ricercato.