Area Bertè: un caso ancora avvolto da una cortina di fumo, quattro anni fa il primo rogo

Il monumento in putrefazione di via Fermi compie quattro anni. Era il 6 settembre 2017 quando la città si risvegliò in un incubo fatto di fuoco, fumo e di un odore nauseante. Per i Vigili del Fuoco, arrivati da tutta la provincia, ci vollero sette giorni di duro lavoro per domare le fiamme divampate presso l’impianto rifiuti della Eredi Bertè. Dopo mille 460 giorni la bonifica dell’area resta “avvolta nel fumo”. Nessuno sa se e quando le tonnellate di macerie saranno rimosse dalla zona industriale. L’ultima presa di posizione ufficiale risale all’inizio del 2020 quando l’onorevole Marco Maggioni aveva scritto al Prefetto di Pavia.

Il deputato leghista aveva preso carta e penna e aveva suonato la sveglia a Prefetto, Regione, Provincia, Comune di Mortara e Ats. “L’obiettivo che dobbiamo porci ora – scriveva l’onorevole Marco Maggioni - è quello di bonificare a livello ambientale il sito. Ritengo che un intervento diretto del Prefetto di Pavia sia indispensabile per mettere in campo un’azione di coordinamento. Serve un incontro tra i rappresentanti di tutti gli attori pubblici coinvolti per accelerare una tempistica di intervento che mi pare oggi purtroppo indefinita. Il grave incendio che ha devastato la ditta Bertè il 6 settembre 2017 ha ancora effetti ben visibili sull’area interessata dal rogo. A quattro anni di distanza dai fatti risultano ancora ammassati sull’area interessata la gran parte delle tonnellate di rifiuti combusti. Dopo il fallimento della ditta, dichiarato dal tribunale il 2 luglio 2019, ci sono fondati dubbi sulla possibilità di ripristinare l’area da parte della proprietà”. Un fatto confermato proprio quest’anno. Infatti il curatore fallimentare dell’ex società di raccolta e smaltimento rifiuti lo ha detto chiaro e tondo: spetta al Comune di Mortara richiedere il dissequestro dell’area di via Fermi e tocca sempre all’ente pubblico l’onere di eseguire la bonifica. Una posizione espressa nel corso di una video riunione che si era svolta a marzo e che aveva coinvolto anche l’ente provinciale.

“Il Comune – ricorda il sindaco Marco Facchinotti – si è costituito parte civile e chiederà un risarcimento per i danni, anche di immagine, subiti a causa del rogo del 2017. E’ difficile quantificare economicamente i danni. Per questo chiederemo una sorta di compensazione ambientale e la piantumazione di nuove piante in alcune aree verdi esistenti. Intanto in Provincia si era presentata una ditta interessata a rilevare l’attività precedente e realizzare un nuovo impianto di trattamento rifiuti. Ma difficilmente le cose potranno procedere se prima non si chiude il processo”. Così il cumulo di oltre 12mila metri cubi di rifiuti di vario genere compie quattro anni.

Luca Degrandi