Anche Mortara ha una foresta: cresceranno 311 nuovi alberi

MORTARA - Grazie alle 311 piante messe a dimora su una superficie di circa 100 metri quadri, Mortara ha la sua prima Tiny Forest. Ma non solo: questa è una delle prime Tiny Forest che sorgono in Italia. L’idea nasce dall’interesse per l’ecologia e per l’ambiente della professoressa Elisa Manzino, insegnante presso l’istituto professionale statale “Ciro Pollini”, che ha scoperto un’innovativa tecnica di forestazione giapponese e ha deciso di utilizzarla per la prima volta proprio qui a Mortara, coinvolgendo i suoi studenti e i bambini delle scuole elementari di Vigevano in un rivoluzionario progetto di carattere ambientale. Facendo ricorso al metodo Miyawaki, tra le risaie mortaresi, in località Casoni dei Peri, ora sorge una Tiny Forest che comprende ben 19 specie forestali autoctone tra alberi e arbusti. Stanno crescendo, infatti, in questa piccolo bosco farnie, aceri, carpini, frassini maggiori, olmi, noccioli, ornielli, meli selvatici, padi, biancospini, fusarie comuni, sanguinelli, ligustri, spinocervini, ciliegi selvatici, ciliegi canini, ginestre dei carbonai, pioppi neri e pioppi bianchi. Circa 150 persone hanno partecipato alla realizzazione della Tiny Forest tra bambini della scuola primaria di Vigevano e frequentanti il centro ippico “ASD Stella” di Parona, docenti e studenti dell’Istituto “Ciro Pollini” di Mortara, famiglie del GAS Fiume Azzurro, naturalisti della Lipu, Scout Agesci e d’Europa dei gruppi di Mortara, iscritti alla Biblioteca dei ragazzi di Vigevano e titolari dell’azienda agricola biologica Cascina Bosco Fornasara. I docenti dell’Istituto coinvolti nel progetto, oltre alla professoressa Manzino, sono Barbara Beccaria, Maria Vittoria Roncaglione, Roberto Ghia, Alessandro Garbelli e Michaela Gornati. “Il metodo Miyawaki – illustra la professoressa Elisa Manzino – è un metodo selvicolturale che viene molto spesso utilizzato nei periodi di gravi emergenze ambientali, perché permette un accrescimento delle piante fino a dieci volte superiore alla media e offre un contesto di vita favorevole allo sviluppo della biodiversità. In una Tiny Forest, infatti, sono state perfino rilevate 600 specie animali e vegetali. Il progetto mortarese, che si svilupperà nell’arco di un triennio, ha visto innanzitutto la creazione di un piccolo bosco perenne, la Tiny Forest, secondo la metodologia Miyawaki, che prende il suo nome dal botanico giapponese che l’ha elaborata. Questa tecnica, appunto, consente di creare foreste quasi naturali ad alta densità, con tre piante ogni metro quadro ad elevata velocità di crescita. Un approccio che è stato perfino indicato dalla Commissione Europea tra le tecniche elettive per il restauro forestale in quanto si sta rivelando efficace in diversi contesti climatici e ambientali. Dal punto di vista ambientale il metodo Miyawaki favorisce in modo più significativo di altre tecniche selvicolturali la crescita della biodiversità all’interno dell’ecosistema, urbano o extraurbano, in cui viene inserito. Il sequestro di anidride carbonica, l’assorbimento delle polveri sottili, la riduzione locale della temperatura e del rumore e il consolidamento del suolo sono soltanto alcuni dei vantaggi che deriveranno dalla Tiny Forest mortarese. L’impianto, che è stato messo a dimora su un appezzamento agricolo in località Casoni dei Peri, messo a disposizione dal Gruppo di Acquisto Solidale Fiume Azzurro, sarà il primo ad essere realizzato in Italia con la partecipazione di bambini, studenti e volontari di associazioni del territorio”. Oltre agli immediati vantaggi ambientali della Tiny Forest e del metodo Miyawaki, anche le finalità educative per gli studenti sono molteplici. “Tutti i ragazzi e i bambini coinvolti – rivela la docente del Pollini – hanno acquisito consapevolezza circa gli obiettivi previsti per il 2030 dall’agenda Onu, e hanno appreso strategie concrete per favorirne il raggiungimento. Questo laboratorio, di natura sia teorica che pratica, dal punto di vista educativo ha promosso la tutela dell’ambiente in particolare nelle giovani generazioni. Seppur in piccola parte, i nostri ragazzi hanno potuto contribuire all’assolvimento di una serie di funzioni ecologiche di cui il nostro territorio aveva bisogno”. La realizzazione di una Tiny Forest a Mortara ha consentito agli ideatori del progetto di stabilire come questo metodo giapponese fosse praticabile e quindi riproducibile al meglio sul territorio lomellino. A tale scopo l’istituto professionale statale “Ciro Pollini” ha avviato una collaborazione con il professor Bartolomeo Schirone, preside del corso di Laurea in scienze della montagna di Rieti, e docente ordinario presso la facoltà di Scienze forestali dell’Università della Tuscia. Alcuni studenti del triennio dell’indirizzo agrario hanno partecipato individualmente alla piantumazione nell’ambito delle loro attività di alternanza scuola-lavoro. Sono stati poi coinvolti tutti gli alunni delle classi terze per la parte relativa alla traduzione dall’inglese del manuale che illustrava come realizzare una Tiny Forest. Le foto della Tiny Forest mortarese sono state realizzate dalla giovanissima fotografa Elisabetta Zeccara.

Massimiliano Farrell