Alla scoperta dell’architettura razionalista e della genesi dell’attuale biblioteca civica

Nell’incontro di settimana prossima, fissato alle 16 di mercoledì 6 aprile per la rassegna ‘Conosci davvero la tua terra?’ l’edificio stesso del Civico17 sarà coinvolto nella conferenza. Massimiliano Savorra (nella foto) del Dipartimento di Ingegneria civile dell’Università di Pavia, infatti, presenterà il suo libro fresco di stampa ‘Per la donna, per il bambino, per la razza. L’architettura dell’ONMI tra eutenica ed eugenica nell’Italia fascista’. Il libro affronta per la prima volta la storia architettonica delle Case della Madre e del Bambino costruite dall’ONMI, in cui si inserisce anche l’edificio che ora ospita il Civico17. La stessa responsabile Antonella Ferrara ha contribuito alle ricerche fornendo al professore dell’Università di Pavia informazioni e documenti con professionalità e gentilezza. Il libro si compone di quattro capitoli e di un epilogo a cui segue un atlante minimo di case dell’ONMI (Opera nazionale maternità e infanzia). “L’obiettivo – scrive nella prefazione l’autore - era proteggere, sia la donna, assistendola in tutte le fasi della gestazione, parto e puerperio, sia il bambino, dalla nascita fino al terzo anno d’età. Come sottolineava una nota di redazione introduttiva all’articolo del dirigente dei servizi sanitari dell’ONMI, gli edifici sorgevano per andare incontro alle azioni del regime ‘in favore della sanità della razza’”. Vigevano infatti in quegli anni teorie eugenetiche avevano conquistato tutta Europa che allo stesso tempo aveva abbracciato con convinzione, pur con risvolti sociali disdicevoli, le teorie evoluzioniste di Darwin. I risultati della segregazione di alcune razze e dell’ipostasi di altre li abbiamo conosciuti bene e ancora ne ricordiamo le atrocità. Queste teorie, tuttavia, influenzavano anche i modi degli architetti di progettare e costruire: “Con il presupposto di rendere più forte la stirpe italica, tutti questi studi promuovevano un’analisi attenta nelle fasi progettuali delle planimetrie e delle altimetrie degli edifici, con

lo scopo di distribuire con maggiore sapienza i raggi del sole in ogni ambiente. […] i principi dell’eutenica trovavano convergenze con alcuni caratteri dell’architettura della ‘grande epoca nuova’, che contemplavano, per questo motivo, la disposizione e l’orientamento dei corpi volumetrici degli edifici disposti secondo gli assi eliotermici, la prevalenza di terrazze e spazi aperti per i bagni di sole e di aria, la modestia espressiva – affidata in alcuni casi soltanto alle pareti intonacate di bianco – sinonimo di rigore morale”. Alla maggior parte del capitolo II è dedicata la trattazione dell’edificio mortarese assieme al fratello presente a Lodi. Il testo è corredato delle interessanti immagini dell’edificio come risultava all’epoca, di alcuni disegni progettuali e delle foto del modellino. In una nota viene menzionata la presenza, nell’archivio dell’Istituto Luce di due filmati, uno del ‘33 l’altro del ‘38 girati proprio a Mortara ancora oggi visibili sul sito patrimonio.archivioluce.com. Alla fine dell’epilogo, il professore Savorra, dedica queste parole all’edificio mortarese: “La vicenda della sede di Mortara è da considerarsi un caso virtuoso, non solo di conservazione, ma anche di riuso intelligente: dopo lo scioglimento dell’ONMI, l’edificio è stato utilizzato esclusivamente come asilo nido fino al 1990, quando, in seguito ad alcuni lavori di trasformazione, è diventato anche scuola materna, per poi essere destinato nel 2010 a biblioteca civica. Una scelta coraggiosa, considerando che il centro materno di Baldessari, per quanto nato come progetto replicabile e, nelle intenzioni del progettista, anche facilmente ampliabile, era effettivamente un’opera unica e dunque difficilmente modificabile”.

Vittorio Orsina