Alagna, Carlo Pasini e le sue opere da guardare e...toccare

ALAGNA – Come gli animali vanno accarezzati e i tappeti calpestati, anche le opere hanno il diritto di essere “tastate”. Perché una persona che ha la sfortuna di non poter vedere, non dovrebbe nemmeno godere dell’arte? La pensa così Carlo Pasini: garlaschese, vive ad Alagna e per molto tempo è stato attivo a Vigevano. Per questo motivo i suoi quadri e le sue sculture usano materiali come marmo spaccato, spilli, pezzi di vetro, puntine da disegno. Queste ultime, in particolare. Forse nessuno al mondo le usa come lui. “La plastica che le ricopre - spiega l’artista, classe 1972 - al tatto crea un fruscio sonoro che davvero provoca sensazioni intensissime. Certo, sarebbe irragionevole pensare di poter toccare “Monna Lisa” al Louvre di Parigi. Ma la scritta “stai lontano” nei musei mi ha sempre infastidito”. Pasini, laureato in architettura, che ha esposto più volte nella biennale Italia-Cina, in India, e a Miami, è partito dalle sculture di animali, per poi passare alle figure umane. “Del resto - riflette - si tratta sempre di esseri viventi. La vita è un lo sottile tenuto in equilibrio da un battito d’ali. Tutti noi almeno una volta abbiamo desiderato essere ciò che non siamo, e molte opere sono come maschere. Ci si chiede cosa c’è sotto. Non le mie opere: chi ne fruisce deve sapere tutto”. Per questo si possono toccare. Per questo sono in scala 1:1, a grandezza naturale, compreso lo splendido rinoceronte grande come un’automobile. Nel suo catalogo, tramite un’app, si può letteralmente “girarci intorno”, ammirare i colori e i dettagli di queste creazioni sicuramente non convenzionali, in grado di segnare una tappa nell’arte di questo secolo. “Del resto – prosegue l’artista di Alagna – ho iniziato dipingendo su delle zanzariere perfettamente funzionanti montate su intelaiature di alluminio, portando la pittura sul terreno della percezione e fruizione. Il rapporto tra vuoti e pieni mi ha portato a considerare la pittura non più confinata alla sola vista, bensì ad includere il tatto e il senso dinamico del movimento nello spazio. Sono nate così le pelli di serpente, opere astratte costellate di macchie, screziature e arabeschi della natura. L’espressione dinamica iniziale della zanzariera viene liberata nella scultura vera e propria di animali guizzanti che lottano per la sopravvivenza, come un ritorno alle origini con una razza umana implosa e priva di maschere. In questa vita che è un grande teatro tutti ci presentiamo con interfacce e software per comunicare informazioni criptate più simili ad animali come cavalli di Troia in cui l’apparenza non coincide quasi mai con il vero essere”.

Davide Maniaci