Al Besostri rivive il dramma del Covid del San Martino: questa sera le testimonianze

MEDE – “Testimonianze dei pazienti e degli operatori sanitari dell’ospedale San Martino di Mede e dell’ospedale civile di Vigevano”, in capo ad Asst Pavia. Non sarà una conferenza a tema medico, ma un grande, bello e universale messaggio di speranza. La pandemia di Covid è ben lungi dall’essere terminata, ma tutti sperano che il peggio sia passato. Sarà impossibile dimenticare le sofferenze dei tanti che non ci sono più e degli altrettanti che sono tornati, ma dopo mesi passati tra la terapia intensiva, intubati, e una lunga e faticosissima riabilitazione. Di questi ultimi, mercoledì 20 ottobre alle 21 al teatro Besostri di Mede, verranno ascoltate le testimonianze. Una serata patrocinata, come sempre, dalle istituzioni: Comune, Pro loco, associazione Amici del teatro Besostri. L’idea è della dottoressa Maria Elena Secchi, coordinatrice dei fisioterapisti del reparto di riabilitazione specialistica al San Martino. Lei, la sua équipe e quella degli infermieri dell’ospedale di Mede interverranno insieme ad altri ospiti anche vigevanesi. Il coordinamento tra i due ospedali durante le fasi caldissime della pandemia, sia nella primavera 2020 sia nell’ultimo inverno è stata fondamentale. Ecco perché nell’elenco degli ospiti figurano anche il dottor Pietro Franciscone, primario di riabilitazione specialistica e la dottoressa Sabina Mediani, medico anestesista e rianimatore, entrambi a Mede, oltre al dottor Alberto Casazza, primario del servizio anestesia e rianimazione del nosocomio vigevanese.

Poi la gente comune, chi ce l’ha fatta a volte per il rotto della cuffia. Come Federico Silva. Uomo piuttosto noto a Vigevano, batterista di lungo corso, anche cestista, è stato tra i primissimi a contrarre il Covid già a fine febbraio 2020. Le porte del San Martino si sono richiuse dietro le sue spalle soltanto in estate per la riabilitazione, dopo due mesi a Vigevano ricoverato in rianimazione. Un deperimento fisico evidente e difficile da recuperare, senza aver mai perso la voglia incrollabile di farcela. O come Luigi Di Maio: prima della malattia era un maratoneta. Poi il tubo che gli permetteva di respirare mentre era sedato lo ha portato a incubi assurdi. Un’esperienza diventata un libro, “42.195 - In equilibrio sul confine”, che il 51enne, nella vita operaio tessile, vigevanese, sta presentando in tutto il territorio. “Ci saranno anche, mercoledì sera – spiega Maria Elena Secchi – Iva Boscolo e Caterina Savoino, due donne di Vigevano, mamme e nonne. Iva Boscolo è stata male a novembre dell’anno scorso, è arrivata al San Martino a fine gennaio e andata via a primavera inoltrata dopo 104 sedute di fisioterapia. Caterina Savoino ha contratto il Covid ad aprile 2021 e, dopo la rianimazione a Vigevano, ha passato tutta l’estate a Mede, in riabilitazione”. “Ci è venuta l’idea – prosegue la dottoressa – pensando che a noi fisioterapisti è toccata “la parte bella”. Mi spiego: abbiamo curato chi già al Covid era sopravvissuto, pur in cattive condizioni. Il dramma vero era nelle terapie intensive. Non è mai mancata nell’anno e mezzo di pandemia la collaborazione tra il reparto di Rianimazione di vigevano e la Riabilitazione specialistica di Mede. La dottoressa Mediani era temporaneamente a Vigevano come rianimatrice: ha seguito molti di loro sia nei reparti Covid che in terapia intensiva. Poi è tornata a Mede dove lavora come medico palliativista ed ha ritrovato, seguendoli, alcuni pazienti che proseguivano le cure e la riabilitazione. Se non è amore per il proprio lavoro questo…

Emblematica in questo senso è la testimonianza di Silva. Federico ha avuto tutte le complicazioni possibili. Danni renali, una setticemia. La paura che non ritornasse c’era. Quello che sembra ancora incredibile e che emerge dal racconto della madre del ragazzo è il coraggio. Non si è lamentato una volta, ha affrontato prelievi, dialisi, febbre altissima, farmaci, la respirazione assistita sempre col sorriso, con una parola di conforto per tutti. Per colpa di una malattia che alcuni, sempre meno, si ostinano a classificare come una “banale influenza”, il 42enne vigevanese affetto da sindrome di Down ha dovuto affrontare molte rinunce. Oltre a suonare la batteria nella banda Santa Cecilia, era anche attore teatrale e valente giocatore del Cat Basket Team. Passioni che Silva, nella lunga convalescenza e nei vari lockdown, ha forzatamente messo da parte.

Poi c’è Di Maio: 51 anni, atleta, ma è finito intubato in rianimazione. Incubi assurdi e spaventosi durante il lungo dormiveglia della sedazione e i familiari, nonché i medici, che lo davano per spacciato. “Quando sono tornato in reparto di degenza – racconta – ho capito che avevo salvato la pelle ma ero in condizioni veramente pessime, ero magrissimo, il mio peso forma si aggira dai 65 ai 67 chilogrammi ma ne avevo persi almeno 20. Durante il periodo di coma indotto avevo subito lo schiacciamento dei nervi di entrambe le gambe all’altezza del ginocchio: quindi avevo i piedi paralizzati, sentivo delle scosse elettriche in ogni punto delle gambe, ma quelle ai piedi erano qualcosa di insopportabile. Soprattutto di notte mi svegliavo continuamente e passavo ore infinite. Ero stato colpito nei miei tre punti di forza, polmoni, cuore e gambe. Così è iniziata la gara più difficile, quella che ancora adesso sto correndo: cercare di tornare ad essere un atleta. Quando mi sono ammalato, stavo scrivendo il libro da circa un anno. Il mio progetto era nato con l’incoraggiamento di amici e colleghi che avevano letto una lettera scritta dopo la morte di mio padre”. Senza il Covid, il libro avrebbe parlato delle emozioni provate correndo. Nella seconda parte, le emozioni e le riflessioni sono invece dedicate alla malattia, ai momenti di riabilitazione e di momentanea invalidità.

La serata a Mede sarà un momento di festa per lanciare il proprio messaggio di speranza da parte di chi ci è passato. Tutto è bene, a volte, quel che finisce bene. Sarà importante capire come l’errore più pericoloso da fare sia quello di sottovalutare una malattia nuova, insidiosa e pericolosissima. L’ingresso è gratis, ma (ovviamente) serve esibire il green pass.

Davide Maniaci