Agricoltura: crolla la superficie coltivata a riso

Novemila ettari in meno di risaie. I dati provvisori diffusi dall’Ente nazionale risi dipingono un quadro a tinte fosche: dati basati sulle denunce presentate dai produttori italiani fino al 21 luglio scorso, che rappresentano l’80% della superficie totale del 2021. Da 227mila a 218mila ettari la stima delle superfici coltivate a riso nel 2022, inclusi riso biologico, in conversione a riso biologico e classico. In proporzione ne risentiranno anche Lomellina e Pavese, primi territori in Europa con una media di 78mila ettari annui. Drammatiche le cifre relative alle varietà più pregiate, i superfini da risotto: Baldo e Sant’Andrea calano del 55% (da 14.300 a 6.300 e da 3.800 a 1.700 ettari). L’Arborio scende da 24mila a 18mila ettari (- 24%) e il Roma da 14.100 a 12.200 ettari (- 13,5%): si salva il Carnaroli, che aumenta da 19.500 a 20.750 ettari (+ 6,3%). Per il resto, segni positivi solamente per il Selenio (da 17.800 a 19.800 ettari, + 11%) e il Vialone nano (da 3.100 a 3.300 ettari, + 7,5%). La spiegazione è fornita da Paolo Carrà, presidente dell’Ente nazionale risi. “I sostegni comunitari accoppiati per il riso e i prezzi del risone in tensione – dice – hanno avuto la meglio sui timori per la siccità, ma adesso la situazione è critica. Inoltre, una produzione interna ridotta e prezzi elevati potrebbero spingere alcune industrie ad approvvigionarsi di riso d’importazione creando in prospettiva difficoltà per la tenuta per le posizioni di vendita del prodotto italiano”. Carrà fa riferimento ai 77 milioni di euro inseriti nel Piano strategico nazionale (Psn), secondo cui, nel periodo 2015-2019, si era registrata un’elevata volatilità dei prezzi all’origine del risone e dei prezzi dei mezzi correnti di produzione: inoltre, le importazioni di riso da alcuni Paesi asiatici, come accaduto nel periodo 2016-2018, potrebbero rappresentare nuovamente una minaccia essendo venuta meno la clausola di salvaguardia. Tale importo garantirebbe, sulla base delle superfici di riso dell’anno scorso (227mila ettari), un contributo a ettaro pari a circa 340 euro rispetto ai 145 euro percepiti dai risicoltori dalla campagna 2019. Ma ciò non sembra essere bastato a convincere i risicoltori della Lomellina e di tutta Italia.

Umberto De Agostino