AdL, i sindaci a Fontana: medicina territoriale inadeguata, il servizio sanitario è da rivedere

“Incertezze decisionali o disposizioni di dubbia efficacia, un iniziale inadeguato coordinamento tra i vari operatori del settore, ritardi nella distribuzione dei Dpi, medicina territoriale non all’altezza della situazione in corso”: è il giudizio tranchant di buona parte degli amministratori pubblici della Lomellina espresso in una lettera indirizzata al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e al consigliere regionale pavese Ruggero Invernizzi. Una vera e propria bordata firmata dai vertici dell’associazione AdL, Amministratori della Lomellina. Gli amministratori del territorio puntano l’indice contro il sistema sanitario regionale dopo un’attenta analisi della situazione legata alla pandemia. Una situazione che ha visto vacillare ospedali e Rsa. “I protocolli hanno trattenuto i pazienti in casa, soli, senza un tempestivo supporto, per poi essere trasportati d’urgenza in Pronto Soccorso, con crisi respiratorie difficili da arginare. I Pronto Soccorso si sono trasformati in “pseudoambulatori”, pur non potendo certamente sostituirsi nei compiti della medicina territoriale. Di sovente, cittadini disperati hanno chiamato noi amministratori locali per avere risposte, anche di tipo medico sanitario, per noi impossibili da dare. - scrivono gli amministratori di AdL - La pandemia ha palesato ciò che riteniamo un difetto strutturale a cui occorre porre rimedio celermente se non vogliamo minare le fondamenta della eccellente rete ospedaliera lombarda e che coinvolge, da alcuni anni, in modo particolare il nostro territorio di Lomellina”. E il “coinvolgimento” della Lomellina sembra muoversi in un unico filone di eccellenza: quello dei tagli. Basti pensare agli ospedali di Mortara e Mede e ai loro Pronto Soccorso: prima “degradati” a Ppi, Punto di primo intervento, e poi chiusi di notte. Emblematico fu il caso di Mortara: dal 1 giugno 2018 l’ormai ex Pronto Soccorso venne tenuto attivo solamente dalle 8 alle 20, mentre il limite ultimo per le accettazioni veniva fissato alle 18. Il taglio del servizio sanitario fu comunicato dagli organi di informazione, mentre Comune e Asst organizzarono un incontro aperto al pubblico per illustrare la decisione irreversibile: non trattandosi di un taglio del nastro, ovviamente, l’evento venne pubblicizzato sottovoce e soltanto poche ore prima del suo svolgimento. C’è voluto dunque il Coronavirus per far venire al pettine tutti i nodi accumulati in anni di gestione quantomeno discutibile della sanità pubblica: anni in cui la sanità non è stata concepita tanto quanto un servizio per i cittadini, ma quanto un vero e proprio business. Un affare non per chi paga la tasse, ma per manager strapagati. E finalmente se ne sono accorti anche gli amministratori del territorio. Nella loro missiva, i politici lomellini elogiano medici, paramedici, operatori sociosanitari e volontari che hanno contribuito a salvare la vita a tante persone mettendo a rischio la propria salute, ma di fatto condannano il sistema. La lettera, firmata dall’Esecutivo composto da Michele Ratti (Nicorvo), Chiara Rocca (Gropello), Matteo Grossi (Sant’Angelo), Luca Basè (Sartirana), Laura Rognone (Robbio), William Grivel (Castello d’Agogna), Giuseppe Pastorini (Lomello) e Davide Brunelli (Candia), si conclude con l’invito, ormai quasi disperato, a Regione Lombardia affinché riveda il sistema di assistenza territoriale. “Superata questa prima terribile fase confidiamo che Regione Lombardia riveda l’assistenza territoriale e possa concorrere, almeno in parte, alla spesa che i nostri cittadini stanno sostenendo per l’esecuzione di quegli esami di laboratorio necessari ad individuare precocemente e definitivamente un virus che ha dimostrato di essere letale se non preso in tempo. - scrivono I membri di AdL - Il costo di tamponi e test sierologici non dovrebbe gravare su chi cerca di proteggere non solo sé stesso ma anche il prossimo. Nessuno di noi intende speculare su tale pandemia, tutti ne siamo stati vittime. Tuttavia chiediamo attraverso la voce di amministratori, medici e sanitari della provincia di Pavia e della Lomellina di poter partecipare attivamente alle scelte a favore dei cittadini in termini di sanità ed assistenza; di poter condividere processi decisionali ormai improcrastinabili, evitando che una burocrazia sempre più stratificata, faccia inevitabilmente ricadere su amministratori e cittadini provvedimenti di dubbia utilità”. E la “sfida” ora si sposta sui centri estivi: primo banco di prova per la collaborazione sinergica tra Comuni, Ats, strutture socioassistenziali pubbliche e private e cittadini.