Addio a Giuseppe Dell’Orbo, storico con Rosasco nel cuore

ROSASCO – Un intellettuale di paese in grado di scandire e di dettare il tempo della sua comunità, culturalmente, per decenni. Rosasco e tutta Lomellina piangono Giuseppe Dell’Orbo (nella foto), “al prufesur”, insegnante di storia e filosofia in pensione da tempo. Si è spento nel pomeriggio di lunedì, in casa sua. Era nato nel 1935. Anche fondatore della Pro loco, che ha poi retto per più di trent’anni, ha raccolto le sue numerosissime pubblicazioni su Rosasco nella collana “Rosasco storia aperta”. Volumi che spaziano dal turismo all’arte sacra alla cucina contadina, consultabili gratuitamente presso la sala municipale. Quanto la perdita sia grave lo testimonia il sindaco Riccardo Berzero Taccone con un lungo e appassionato messaggio su Facebook. “Ricordo di averlo visto per la prima volta alle elementari – sono le parole di Berzero Taccone – che a Rosasco circa 35 anni fa c’erano ancora, quando ci presentò una serie di diapositive sulla civiltà contadina rosaschese. “Il professore” infatti teneva tantissimo allo studio, alla valorizzazione e al ricordo delle tradizioni contadine di Rosasco, per le quali nutriva una passione ammirevolmente autentica e ad esse profuse ogni tipo di energia e risorsa per la loro divulgazione, nonostante un carattere schivo e riservato. Presidente della pro-loco per oltre trent’anni, è stato anche ideatore e direttore della “Passione”, una rappresentazione della Passione di Cristo secondo Matteo dal vivo, con più di cento attori rosaschesi e ambientata nella cornice dall’ampia e caratteristica piazza rosaschese. Se ne tennero ben quattro edizioni: 1972, 1979, 1987, 1989. Ha fondato la biblioteca del paese con alcuni amici, e ci ha lasciato i suoi studi, i suoi libri: sulla civiltà contadina (tradizioni, ritratti, mestieri perduti), su Rosasco nella sua dimensione storica più ampia nei confronti del potere temporale ed ecclesiastico, sulla storia della pietà popolare (cioè la storia della religiosità contadina), sulle tradizioni culinarie e linguistico-dialettali. Chiunque voglia documentarsi sulla tradizione del Mortorio piuttosto che sulle origini di Rosasco, o sull’architettura dei suoi monumenti o sugli attrezzi contadini o avere notizie sulla frazione di Rivoltella lo dovrà esclusivamente a lui e alla sua sincera passione, la sua voglia di trasmettere ciò che amava di più: Rosasco e la sua essenza estetica, culturale e spirituale”.