Ad aprile parte il processo Bertè, Futuro Sostenibile cerca fondi per le spese legali

Processo Bertè, in aula ad aprile. E parte una raccolta fondi per sostenere l’Associazione Futuro sostenibile in Lomellina che si è costituita parte civile. Dopo i rinvii di novembre di dicembre, dovuti alla pandemia mondiale, è stato fissato il calendario delle prossime udienze. A tre anni dal terribile rogo scoppiato presso l’impianto di raccolta rifiuti di via fermi il 6 settembre 2017 sta per partire la complessa macchina della giustizia. Ma la verità non è per tutti i portafogli. La verità ha un costo. “Ci troviamo – spiega Alda La Rosa, presidente dell’Associazione Futuro sostenibile - nelle condizioni di dover affrontare spese legali che una piccola associazione come la nostra fatica a sostenere avendo sul proprio conto corrente solo le quote che i soci fedelmente ci versano ogni anno. In 13 anni di presenza sul territorio non abbiamo mai fatto una raccolta fondi. Non abbiamo mai chiesto a nessuno di aiutarci a sostenere le spese dei convegni e di tutte le attività che svolgiamo. Ora da soli non riusciamo a farcela, vi chiediamo quindi di darci una mano. Per noi anche 5 euro sono importanti”. Per sostenere l’attività e partecipare alla raccolta fondi destinata unicamente al pagamento delle spese legali del processo Bertè è possibile fare un bonifico sul conto corrente postale dell’Associazione (IBAN IT 11F 07601 11300 001052435607). Anche il Comuni di Mortara si è costituito parte civile. Nel corso del procedimento l’ente pubblico chiederà un risarcimento “verde”. Non un contributo economico diretto, ma la creazione o il ripristino di aree verdi per la città. Una sorta di compensazione ambientale dopo i danni causati dall’incendio del deposito. Nel 2017 andarono a fuoco circa 15mila tonnellate di rifiuti. Un episodio sul quale la magistratura sta cercando di far luce. Restano ancora da accertare le cause e le responsabilità di un incendio che ha ridotto in cenere plastica, gomme, scarti edili, legno, inerti. Una vera montagna di immondizia che si è andata acculando nel corso del tempo. Un quantitativo doppio rispetto a quanto regolarmente autorizzato. Infine, a tre anni di distanza, della bonifica dell’area non c’è neanche l’ombra.

Luca Degrandi